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Concluso a Milano il primo congresso internazionale

Epatite C: nuovi farmaci, alti costi

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Pubblicato il: 13-05-2014

Nuovi farmaci, ingenti costi e importanti risultati per combattere l'epatite C: questi i temi del primo Congresso Internazionale ICE, Insieme Contro l'Epatite svoltosi a Milano.

Epatite C: nuovi farmaci, alti costi © Thinstock Sanihelp.it - Si è concluso a Milano il primo Congresso Internazionale ICE, Insieme Contro l’Epatite, dal titolo Epatiti Virali tra presente e futuro, organizzato da Donne in Rete onlus e SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali. Un appuntamento che ha visto la presenza di infettivologi, gastroenterologi, epatologi, infermieri, pazienti e associazioni, un momento importante di confronto sullo stato delle epatiti in Italia, con l’obiettivo di stabilire azioni di informazione, consapevolezza e prevenzione.
 
I nuovi farmaci, già commercializzati negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, possono combattere in maniera efficace la malattia: con la somministrazione di due o tre prodotti si può ottenere l’eradicazione del virus e l’allontanamento del patogeno. La percentuale di guarigione si calcola intorno al 95% dei casi. Purtroppo però il loro costo è molto alto.
 
«Associazioni, specialisti e pazienti devono essere uniti per convincere i politici che questi farmaci devono avere una priorità assoluta. Non per tutti si conoscono ancora le cifre esatte di tali costi, ma si parla di cinquantamila euro per trattamento ad personam. Fondamentale sarà il contributo delle singole regioni italiane: dobbiamo essere tutti uniti per debellare definitivamente la malattia», afferma il Professor Evangelista Sagnelli, Professore Ordinario Facoltà di Medicina e Chirurgia di Caserta.I soggetti infetti di epatite C sono circa l’1,5% di tutta la popolazione italiana, circa un milione di casi, con diverse priorità ed esigenze, per un costo totale che potrebbe raggiungere anche i 50 miliardi di euro. Ogni anno muoiono circa 17.000 persone per cirrosi epatica con o senza epatocarcinoma. Tra questi, circa 10.000 muoiono per epatocarcinoma correlato all’infezione da virus dell’epatite. È stato inoltre calcolato che l’infezione da HCV, il virus dell’epatite C, comporta una spesa annua per il SSN di circa 520 milioni, con una perdita di quasi otto milioni di giornate lavorative.
 
Il grande boom dell’infezione è avvenuto tra gli anni Cinquanta e Sessanta a causa di trasfusioni, strumenti chirurgici e tossicodipendenza. La percentuale di anziani coinvolti è infatti del 6-7%, mentre per i più giovani meno dello 0,5%. «Le cause più frequenti sono l’utilizzazione comune di rasoi, forbicine e siringhe, i graffi e tagli con oggetti incriminati, gli interventi chirurgici, prevalentemente riguardante i decenni precedenti. Oggi sono molti i casi di trasmissione a causa di piercing e di tatuaggi», continua il Professor Evangelista Sagnelli.
 
«Gli anni a venire rappresentano una sfida d'importanza fondamentale per la gestione delle epatopatie croniche virali – afferma il Professor Massimo Andreoni, Presidente SIMIT, Direttore Istituto di Malattie Infettive e Tropicali, Policlinico Universitario Tor Vergata - I pazienti affetti da epatopatia cronica C stanno infatti attraversando un periodo storico di enorme cambiamento per quanto riguarda le possibilità di cura dell’infezione. Ci troviamo di fronte a uno scenario in cui la possibilità di guarire dall’epatopatia cronica eradicando l’infezione appare come una realtà per la grande maggioranza dei pazienti se non per tutti, anche se magari non nell’immediato futuro».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Congresso ICE, Insieme contro l’Epatite

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