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Ciccia ad ali di farfalla, colpa dei jeans a vita bassa

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Pubblicato il: 26-05-2014
Sanihelp.it - A tutti sarà capitato di notare, soprattutto nella bella stagione, dei soufflé di ciccia fare bella mostra di sé sui fianchi, subito sopra la linea del famigerato pantalone a vita bassa. «Spesso – afferma Francesca Mazzeo, Chirurgo Plastico, Ricostruttivo ed Estetico di Parma –  abbiamo notato come il tessuto adiposo, negli ultimi 7-8 anni, tendesse a distribuirsi più frequentemente a livello della parte alta del fianco, nella regione lombare e del dorso».

In passato invece, la tipica distribuzione preferenziale del tessuto adiposo era a livello trocanterico, dove determinava la tipica coulotte de cheval. Più di frequente oggi le donne presentano invece una conformazione inedita, con evidenti maniglie dell'amore e regione trocanterica normale o addirittura ridotta di dimensioni: questo determina una forma ad ali di farfalla (butterfly shape).

Secondo gli esperti questa farfalla sarebbe causata proprio dall’abbigliamento a vita bassa, che spezza letteralmente la linea dei fianchi.
 
«Il ripetuto microtrauma rappresentato dall'utilizzo dell'abbigliamento a vita bassa durante il giorno e spesso la notte – spiega la dottoressa Mazzeo - crea probabilmente una congestione degli adipociti e ciò si concretizza in una sottile linea di liponecrosi, che rompe la normale struttura del fianco in sede lombare producendo questa anomala forma a farfalla.

La soluzione del problema, oltre a cambiare il guardaroba, sta nella liposcultura, seguita da interventi di consolidamento dei risultati». 

«Se non ci si vuole sottoporre a un intervento chirurgico, le alterative in medicina estetica ci sono - aggiunge il professor Emanuele Bartoletti, Presidente del XXXV Congresso della SIME (Società italiana di medicina estetica) - Dalla cavitazione alle radiofrequenze, che scaldando il tessuto adiposo, ne accelera il metabolismo e quindi una sua riduzione, e ancora la criolipolisi – una novità degli ultimi anni – che è il contrario della radiofrequenza.

Nella criolipolisi l’apparecchiatura pinza una plica di tessuto adiposo (per esempio a livello dell’addome o dell’interno delle cosce e la schiena; è invece ancora in fase di perfezionamento l’apparecchiatura per la regione trocanterica) e la aspira, riducendo al contempo la temperatura a livello del tessuto adiposo.

In questa maniera, le cellule adipose vanno verso l’apoptosi, la morte cellulare e quindi il tessuto adiposo lentamente si riduce. I risultati di questo trattamento si vedono con il tempo, anche a distanza di mesi.   
 
La laserlipolisi infine è un trattamento interessante perché associa la leggera diminuzione del tessuto adiposo al riscaldamento del derma: permette una retrazione cutanea ed è indicata in tutti quei casi in cui ci sta un eccesso volumetrico adiposo e in cui non c’è un'ottimale elasticità dei tessuti».
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Congresso SIME 2014

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