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E se il tallone di Achille non fosse nel tendine?

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Pubblicato il: 23-06-2014
Sanihelp.it - Da David Beckham a Ronaldo, da David Batty a Javier Zanetti, sono innumerevoli gli atleti che hanno rallentato o interrotto le loro carriere per colpa di un tendine. Anche questo Mondiale 2014 è stato privato di molti calciatori, a iniziare dal centravanti del Belgio Christian Benteke, per lo stesso motivo.

Non solo atleti professionisti, sono milioni le persone che nella loro vita hanno affrontato una rottura di un tendine o una tendinopatia. Tuttavia, ancora oggi, c'è molto da chiarire sul perché i tendini si ammalano. Solo di recente la letteratura scientifica ha cominciato ad affrontare la connessione tra malattie metaboliche e tendinopatie. 

Possono il diabete, l’obesità, le patologie della tiroide, l’ipercolesterolemia e altre disfunzioni endocrine e metaboliche giocare un ruolo? «I pazienti più difficili da trattare non sono i calciatori della serie A, ma le persone sedentarie che senza aver fatto nulla si ritrovano con lesioni che sembrano intrattabili», spiega il professor Nicola Maffulli, Professore ordinario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno e la Queen Mary University di Londra. 

«Vi sono innumerevoli fattori sconosciuti che agiscono sui tendini; recentemente, si è parlato della genetica delle tendinopatie – continua il professor Maffulli, presidente della Italian Society of Muscles, Ligaments and Tendons – Abbiamo dimostrato come alterazioni subcliniche del metabolismo dei glicidi e dei lipidi si possano estrinsecare in affezioni tendinee».

«Il nostro gruppo di ricerca ha presentato in anteprima mondiale i risultati delle ricerche degli ultimi due anni sulle relazioni cliniche tra le patologie tiroidee e le rotture della cuffia dei rotatori - aggiunge il dottor Oliva, Vice-Presidente della ISMULT Italian Society of Muscles Ligaments & Tendons -  Su 1000 pazienti operati per rottura di cuffia dei rotatori abbiamo riscontrato nelle donne una percentuale di associazione con patologia tiroidea di oltre il 50%.

Inoltre – continua il dottor Oliva - studiando i tenociti umani in vitro, abbiamo riscontrato che, sotto stimolo degli ormoni tiroidei insieme con vitamina C, queste cellule producono molto più collagene di tipo I rispetto ai controlli, che rappresenta la struttura proteica essenziale dei tendini sani». 

«Dobbiamo capire meglio quali fattori biologici, per esempio gli ormoni, influenzino i processi degenerativi e la guarigione di cartilagini e tendini  – afferma il professor Michael Hirschmann, del Dipartimento di ortopedia e traumatologia presso il Kantonsspital Baselland a Bruderholz – Per questo a Basilea abbiamo cominciato a concentrare le ricerche sulla cosiddetta ortobiologia».


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Fondazione IBSA per la ricerca scientifica

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