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Gli antiretrovirali proteggono dalla sclerosi multipla?

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Pubblicato il: 26-08-2014
Sanihelp.it - Il numero di studi e di scienziati coinvolti nella ricerca di una cura per la sclerosi multipla è ragguardevole, nonostante al momento rappresenti ancora una chimera. Tale patologia autoimmune distrugge la guaina mielinica, sostanza isolante che ricopre gli assoni, fibre attraverso cui il sistema nervoso mette in comunicazione cervello e midollo spinale: una volta che le difese immunitarie danneggiano questa guaina, tale comunicazione è resa difficoltosa. Da qui le conseguenze più penose della sclerosi multipla: dalla cecità alla difficoltà di movimento e di coordinazione, dalla disartria alla disfagia.

L'attuale trattamento non è decisivo, e mira semplicemente a ridurre i sintomi, rallentare il decorso della malattia e migliorare la qualità e l'aspettativa di vita del paziente. Ciò nonostante, come detto, le sperimentazioni proseguono, di modo da cercare la chiave per la guarigione di questa terribile patologia. L'ultimo ritrovamento a riguardo arriva dall'Australia: i ricercatori del Prince of Wales Hospital di Sidney hanno condotto uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulle riviste specializzate Journal of Neurology e Neurosurgery and Psychiatry.

Secondo questa sperimentazione, l'aiuto decisivo sul fronte terapeutico potrebbe giungere da uno dei più terribili nemici per il nostro organismo. Sembra infatti che l'incidenza della sclerosi multipla sui malati di HIV sia notevolmente minore che sul resto della popolazione: confrontando i dati sulla salute delle 21 mila persone sieropositive dimesse dagli ospedali inglesi tra il 1999 ed il 2011, con quelle di 5 milioni di individui sani usciti dalle medesime strutture sanitarie, è emerso che sono solo sette i casi di sclerosi multipla tra chi soffre del virus di immunodeficienza umana, contro i diciotto che, al contrario, ci si aspetterebbe se i livelli di incidenza fossero gli stessi.

Da ciò si evince che chi ha contratto l'HIV ha il 60% in meno di probabilità di insorgenza di sclerosi multipla: una percentuale non certo di poco conto. Si aspettano ulteriori sperimentazioni per capire se sia merito del trattamento antiretrovirale a cui vengono sottoposte le persone sieropositive, o se sia addirittura il morbo il fattore di protezione dalla sclerosi multipla all'interno dell'organismo. Secondo i ricercatori australiani la prima ipotesi dovrebbe essere la più probabile: in questo caso, si aprirebbe una nuova frontiera per quel che concerne trattamento e prevenzione della sclerosi a placche, introducendo gli antiretrovirali nella terapia, farmaci che hanno tra l'altro il vantaggio di comportare scarsi effetti collaterali a fronte di un costo contenuto.  
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Prince of Wales Hospital di Sidney, Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry

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