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Microchirurgia contro l'azoospermia

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Pubblicato il: 09-09-2014

Anche se l'infertilità maschile dipende dall'assenza di spermatozoi nel liquido seminale , con un intervento di microchirurgia non si perdono le speranze.

Microchirurgia contro l'azoospermia © Thinstock Sanihelp.it - Secondo le stime, in almeno due coppie su tre con problemi di infertilità, gioca un ruolo anche l’uomo, che può essere responsabile o corresponsabile dei mancati concepimenti. E tra i casi più complessi di infertilità maschile ci sono le azoospermie, ossia la documentata e costante assenza di spermatozoi nel liquido seminale.
 
«Esse interessano circa il 10% dei maschi infertili, e sono dovute a cause ostruttive o, più spesso, non ostruttive», precisa Giovanni Maria Colpi, uro-andrologo del Centro di Medicina della Riproduzione ProCrea di Lugano. «Se nelle prime si possono talvolta ricanalizzare i dotti ostruiti recuperando una fertilità spontanea, nelle seconde il problema è molto più complesso per via del grave danno testicolare: in questi casi una eventuale paternità dipende unicamente dalla possibilità di recuperare alcuni spermatozoi dal tessuto testicolare da usare poi per fecondazione in vitro».La possibilità di recuperare spermatozoi esiste ed è oggi maggiore rispetto al passato grazie in particolare alla MicroTese, una tecnica di micrcochirurgia che, avvalendosi di un microscopio che in gradisce enormemente il testicolo, permette di individuare e brevissimi segmenti più dilatati dei tubuli seminiferi che possono ospitare, anche in testicoli molto ridotti aree dove possono annidarsi gruppetti di spermatozoi. Secondo i dati  scientifici con questa tecnica è possibile recuperarli nel 64% dei casi (contro il 48% della TESE, non microchirurgica) e il 20% dell’ago aspirato testicolare.
 
«Contrariamente ai diffusi preconcetti maschili, l’intervento risulta del tutto indolore, viene effettuato in day hospital, e richiede un secondo giorno di riposo al domicilio con ripresa immediatamente successiva dell’attività lavorativa. Gli esiti chirurgici sono assolutamente ottimali, virtualmente privi di complicanze, con una cicatrice pressoché invisibile; a distanza di qualche mese, anche con un’ecografia è spesso impossibile identificare la zona operata» conclude Colpi.
 
Gli spermatozoi recuperati chirurgicamente possono essere congelati e usati per successive fecondazioni in vitro. Alcuni centri specializzati, però, permettono anche di effettuare la microTese in contemporanea al prelievo degli ovociti dalla donna, permettendo quindi di procedere subito alla fecondazione. Un’opzione, questa, utile per quei pazienti in cui il numero di spermatozoi recuperati è così basso da sconsigliare la crioconservazione (che comunque riduce almeno in parte la vitalità delle cellule).


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Comunicato stampa

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