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Boom di epatite A: il 90% dei casi europei in Italia

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Pubblicato il: 11-09-2014
Boom di epatite A: il 90% dei casi europei in Italia © Thinstock Sanihelp.it - Ultimamente ha suscitato scalpore un dato messo a disposizione dall'Autorità Europea per la sicurezza alimentare, o EFSA per usare l'acronimo, riguardante i casi di epatite A all'interno dell'Unione. Da gennaio 2013, infatti, 1440 individui hanno contratto questa patologia: il 90% di questi solo in Italia. Una statistica che ha dell'incredibile e risulta piuttosto allarmante se si considera essere anche in palese controtendenza rispetto all'incidenza, generalmente in netto calo, dell'epatite A: se nel 1997 su un campione di 100 mila persone ne colpiva 14, nel 2011 la statistica si era abbassata fino a giungere a quota 2,5.

Vale la pena ricordare in questa sede qualche caratteristica della patologia in questione. L'epatite A è una malattia infettiva a carico del fegato: solitamente si contrae assumendo cibi o acqua contaminati da feci infette. Dopo una singola infezione, il paziente acquisisce l'immunità: nei paesi in via di sviluppo, con norme igieniche spesso precarie, si stima che il 90% dei bambini contragga il virus entro i primi dieci anni di vita, risultando quindi protetti in età adulta. Sebbene non sia generalmente considerata letale, l'epatite A può comunque portare, nei casi più gravi, ad insufficienza epatica, cosa che rende necessario il trapianto: tale casistica ha portato, nel 2010, a circa 102 mila decessi in tutto il mondo. I sintomi più comuni sono ittero, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Nonostante esista effettivamente un vaccino che rende immuni, consigliato soprattutto nei viaggi in paesi tropicali, ad oggi non è ancora stata sviluppata una terapia: ai pazienti viene solitamente consigliato di evitare cibi grassi ed alcolici, che potrebbero essere mal tollerati dal fegato.

Generalmente, gli alimenti considerati più a rischio sono i molluschi se non sufficientemente cotti: ciò nonostante, il nuovo boom di casi di epatite A in Italia sembra possa essere legato ad una partita contaminata di frutti di bosco surgelati, in particolare ribes provenienti dalla Polonia e more della Bulgaria. È stato infatti riscontrato il virus in 14 partite di frutti di bosco e 2 partite di prodotti di pasticceria: ciò significa che alcuni lotti infetti potrebbero tuttora essere in commercio. Si raccomanda di utilizzare ed assumere questi prodotti rispettando le basilari norme igieniche, dunque previo lavaggio accurato e bollitura di almeno due minuti.  
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
EFSA

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