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Le precisazioni degli esperti

Influenza o sindrome para influenzale?

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Pubblicato il: 07-10-2014

Con l'arrivo della stagione influenzale gli esperti prevedono circa 10 milioni di italiani a letto, sia per l'influenza sia per le sindromi para-influenzali. Ma quali sono le differenze?

Influenza o sindrome para influenzale? © Thinstock

Sanihelp.it -

Da un’indagine condotta su un campione di italiani tra i 18 e i 64 anni commissionata da Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione) in vista dell'arrivo dell'inverno emerge come ci sia chi tenti di non ammalarsi (47%) e chi invece – rassegnato dall’imprevedibilità del meteo – sia più portato a godersi al massimo gli ultimi giorni di estate (17%).

La vera influenza comunque si diffonderà maggiormente tra novembre e marzo, mentre le altre forme para-influenzali saranno presenti tutto l’anno e aumenteranno in caso di frequenti sbalzi di temperatura.

Occorre dunque distinguere tra l’influenza vera e propria e le sindromi para-influenzali, spiega il professor Fabrizio Pregliasco, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano: «Tecnicamente si può parlare di vera influenza solo quando ci sono tre condizioni presenti contemporaneamente: febbre elevata superiore ai 38° a insorgenza brusca; sintomi sistemici come i dolori muscolari-articolari; sintomi respiratori come la tosse, il naso che cola, la congestione/secrezione nasale e mal di gola. In tutti gli altri casi si parla di infezioni respiratorie acute o sindromi para-influenzali.

La prossima stagione influenzale sarà caratterizzata da tre virus: A/H1N1/ California, A/H3N2/Texas e B/Massachussetts. Non si tratterà in ogni caso di un’influenza aggressiva e per l'inverno 2014-2015 si prevedono circa 4 milioni di casi. Non va sottovalutata poi, la stima di coloro che verranno contagiati dai virus cugini (ce ne sono oltre 200), responsabili delle sindromi simil-influenzali, che potrebbero raggiungere altri 6 milioni di italiani». 

Il 56% degli italiani, emerge ancora dall’indagine, si affida ai farmaci di automedicazione (quelli senza prescrizione medica e riconoscibili grazie al bollino rosso sorridente posto sulla confezione) per il trattamento delle sindromi influenzali e para-influenzali. Un uso responsabile dei farmaci di automedicazione, seguendo le indicazioni del foglietto illustrativo, è fondamentale per un corretto decorso della malattia. È importante anche concedersi qualche giorno di riposo e se dopo 3-4 giorni non si avvertono miglioramenti è preferibile consultare il proprio medico. 

«Oltre ad affidarsi a una corretta automedicazione esistono poi dei piccoli accorgimenti da mettere in atto nella vita quotidiana che possono diminuire o evitare il contagio: alcuni esempi possono essere lavarsi spesso le mani, coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce ed evitare luoghi chiusi e affollati», aggiunge il professor Pregliasco.

Per prepararsi all'arrivo dell'inverno gli intervistati dichiarano di:

- Prestare attenzione all'abbigliamento, vestendosi a strati (oltre il 50%).
- Curare maggiormente l'alimentazione, cercando di assumere cibi con un maggior apporto di vitamine (31,3%).
- Assicurarsi una scorta di farmaci di automedicazione, in caso di necessità (oltre il 25%).
- Fare sport (2,6%).
- Sottoporsi al vaccino antinfluenzale (12%).

«Anche se negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo in termini di vaccinazioni (meno 10-15%) è importante sottolineare che il vaccino rappresenta un’opportunità per tutti e diventa un salvavita per alcune categorie di persone come gli anziani sopra i 65 anni, i malati cronici e tutte le persone di ogni età (dai sei mesi di vita) per le quali l’influenza può determinare una complicanza. Tuttavia, il vaccino non protegge da tutte le forme non dovute a virus influenzali, evita l’influenza nell’80% dei casi, nei restanti ne attenua solo i sintomi e comunque riduce le complicanze. Per questi motivi, per contrastare con efficacia i sintomi dell’influenza, l’automedicazione può essere considerata complementare al vaccino», conclude il professor Pregliasco.



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