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Parte una campagna di informazione

Iodio, quanto ci manchi!

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Pubblicato il: 07-10-2014

I dati segnalano una carenza diffusa. A rischio soprattutto future mamme e bambini. I consigli alimentari.

Iodio, quanto ci manchi! © Thinstock Sanihelp.it - I dati 2014 dell’Istituto Superiore di Sanità confermano il persistere di una carenza di iodio nel nostro Paese. A rischio soprattutto mamme e bambini. Per questo è partita una campagna sociale di informazione, promossa dalla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

L’iniziativa prevede l’organizzazione, da ottobre 2014 a maggio 2015, di 10 incontri educazionali in scuole primarie e dell’infanzia delle città di Genova, Torino, Milano, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Potenza, Bari e Cagliari. Gli eventi prevedono l’intervento di un team di pediatri, che illustreranno ad alunni e genitori l’importanza del consumo di alimenti ricchi di iodio e ne promuoveranno l’assunzione costante. 

­­­­­­I dati di vendita indicano che circa il 55% di tutto il sale venduto presso la grande distribuzione è iodato. Nell’industria alimentare la percentuale di vendita non supera il 7% di tutto il venduto.

Si stima che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio, mentre in Italia circa il 12% della popolazione è affetta da gozzo. In collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo è stata analizzata la ioduria, ovvero la concentrazione di iodio in campioni di urine di bambini in età scolare. I dati raccolti negli ultimi tre anni hanno mostrato che solo in tre regioni, tra cui la Liguria, è stato raggiunto un adeguato apporto.
 
Effettuata anche la misurazione della ioduria in un elevato numero di donne in gravidanza che non assumevano integratori contenenti iodio. I risultati ottenuti hanno dimostrato una condizione di insufficiente apporto. Anche la popolazione neonatale del nostro Paese risulta ancora esposta agli effetti della carenza, come confermato la persistente frequenza di valori elevati di un indicatore specifico, il TSH neonatale. 
 
Una tazza di latte al giorno contribuisce in maniera significativa al fabbisogno iodico giornaliero. Non ci sono invece differenze tra latte fresco e a lunga conservazione né tra intero e scremato.

Nei neonati allattati al seno, è indispensabile che la madre assuma una sufficiente quantità di iodio per evitare una carenza iodica nel bambino.
I cibi ricchi di iodio (per esempio: pesce o uova) vanno utilizzati come alimenti di proseguimento. Dopo 1° anno di vita si potrebbe preparare cibi conditi con quantità moderata di sale iodato. 

Particolare attenzione va posta ai neonati prematuri, specialmente a coloro che sono alimentati per via parenterale perché le soluzioni somministrate ne contengo solo tracce.

Nella preparazione del cibo, il contenuto di iodio si riduce del 20% con la frittura, del 58% con l’ebollizione, e del 23% con la cottura alla griglia con una media calcolata pari al 30%.  In commercio ci sono formulazioni di sale iodato protetto che non risentono di queste perdite.
 
A oggi sono in commercio patate e carote iodate (0,25-0,5 mcg/g). Nei prossimi anni, saranno disponibili una serie di nuovi alimenti iodati.
 
Sono oggi disponibili in commercio integratori contenenti quantità variabili di iodio (50, 100, 225 mcg) sotto forma di capsule molli che possono fornire dal 15% al 150% della razione alimentare giornaliera, ossia per un adulto tra 22,5 e 225 mcg di iodio al giorno.
 
Con i livelli di iodazione consentiti dalla normativa vigente (30mcg/kg), 5 g di sale iodato al giorno per l'adulto e 2-3 g per il bambino sono sufficienti per raggiungere il fabbisogno quotidiano.

L’apporto giornaliero raccomandato per un adulto è di 150 mcg. In gravidanza, il fabbisogno aumenta a 250 mcg. Il periodo in cui il fabbisogno aumenta è da 0 a 5 anni: mentre un neonato ha bisogno di 40 mcg, un bambino da 0 a 5 anni ne necessita 90 e tra i 6 e 12 anni 120.
 
Uno studio pubblicato nel 2014 sullo European Journal of Endocrinology ha dimostrato che la supplementazione con iodio migliora alcuni indici tiroidei materni e può determinare effetti favorevoli sulle funzioni cognitive in età scolare dei figli, anche nelle aree a moderata carenza iodica.
 
Secondo un altro studio pubblicato su Lancet nel 2013 anche una lieve carenza di iodio nella dieta materna può compromettere lo sviluppo intellettivo del bambino. I figli delle donne che avevano dimostrato una carenza iodica lieve o moderata nel primo trimestre di gestazione, presentavano, all’età di 8 anni, un quoziente intellettivo inferiore nelle performance del linguaggio, della lettura e della comprensione dei testi, rispetto ai coetanei di madri con livelli di iodio normali in gravidanza. 

Nei casi in cui l’insufficienza di iodio è severa, per la mamma aumenta il rischio di aborto, mentre il neonato può andare incontro a mortalità neo- e peri-natale, ipotiroidismo neonatale, gozzo neonatale, deficit intellettivi gravi.

I bambini nati da madri con una carenza di iodio possono presentare, oltre al deficit intellettivo, una maggiore incidenza di deficit dell’attenzione e iperattività. La carenza può avere effetti negativi sulla funzionalità tiroidea nell’adolescente e nell’adulto.
 
Non eccedere nella quantità di iodio assunto. Attenzione anche ai trattamenti dimagranti e anticellulite contenenti alghe che sono particolarmente ricche di iodio (contengono da 1.000 a 2.000 mcg per kg). Infine, è sempre meglio evitare gli acquisti online di prodotti iodati in quanto non è garantito il contenuto esatto.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SocietÓ Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica

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