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Schizofrenia e rischio cardiometabolico

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Pubblicato il: 09-10-2014
Schizofrenia e rischio cardiometabolico © Thinstock

Sanihelp.it - Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry ha evidenziato come i pazienti che arrivano all’attenzione dei medici dopo un primo problema di schizofrenia presentano anche condizioni di rischio cardiometabolico che andrebbero attentamente valutate e curate insieme alla patologia psichiatrica.

Gli autori dello studio hanno analizzato i dati relativi a 404 pazienti che hanno ricevuto fra il 2010 e il 2012 cure in 34 centri di salute mentale; l’età media dei pazienti è stata di 24 anni, tutti quelli inclusi nello studio hanno ricevuto almeno 6 mesi di trattamento con farmaci dopo il primo episodio manifesto di schizofrenia.
Il 48,3% del campione è risultato obeso o in sovrappeso, il 50,8% fumava, il 56,5% aveva valori di colesterolo fuori dalla norma, il 39,9% ha manifestato una situazione di pre-ipertensione, il 10% di ipertensione e per il 13,2% è stata fatta diagnosi di sindrome metabolica.

Dallo studio è anche emerso che il trattamento con olanzapina si è associato con un aumento dei trigliceridi circolanti, dell’insulina e un aumento della resistenza all’insulina, mentre il trattamento con quietiapina ha elevato i livelli dei trigliceridi circolanti.
Questi pazienti, quindi, oltre al problema psichiatrico hanno evidenziato una pericolosa situazione di rischio cardiometabolico che dovrebbe essere adeguatamente trattata e curata anche per abbassare il rischio di morte precoce a causa di patologie cardiovascolari e tumori innescati dall’obesità. 



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