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Trapianto di staminali potrebbe curare cecità

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Pubblicato il: 16-10-2014
Trapianto di staminali potrebbe curare cecità © Thinstock

Sanihelp.it - I pazienti affetti da degenerazione maculare (grave patologia che provoca una cecità progressiva) hanno recuperato parzialmente la vista grazie ad un trapianto di cellule staminali embrionali negli occhi.

La conferma arriva direttamente dal gruppo di scienziati del Jules Stein Eye Institute di Los Angeles, dove lo studio ha preso corpo: il team infatti sostiene che un singolo trapianto di cellule staminali abbia contribuito a ripristinare la vista di più della metà dei diciotto pazienti affetti da distrofia maculare (o morbo di Stargardt) che hanno preso parte alla sperimentazione, durata tre anni.

«I nostri risultati dimostrano come le cellule staminali siano sicure ed efficaci nell’alterare la progressiva perdita della vista che colpisce le persone affette da malattie degenerative – commenta il professor Schwartz, uno dei coordinatori dello studio – È un passo emozionante verso la possibilità di utilizzare ampiamente le cellule staminali embrionali (chiaramente derivate da fonti sicure) per il trattamento di numerosi disturbi medici».

In particolare, la nuova tecnologia ha utilizzato le staminali per creare una peculiare tipologia di cellule della retina (le cellule visive retiniche), che una volta sviluppatesi all’interno di un apposito ambiente di laboratorio, sono state impiantate all’interno degli occhi dei pazienti affetti dalla malattia di Stargardt.

I risultati, pubblicati su The Lancet, hanno dimostrato un miglioramento sostanziale in dieci dei diciotto pazienti trattati, un traguardo importante soprattutto se si considera che ad oggi non esistono trattamenti efficaci per la cura della distrofia ereditaria della macula.

«Le cellule staminali embrionali sono pluripotenti (possono cioè trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula dell’organismo) ma il trapianto è stata complicato a causa della possibile insorgenza di alcuni inconvenienti, come il rischio di rigetto o la possibilità di formazioni tumorali – spiega il professor Lanza, direttore scientifico della società americana Advanced Cell Technology, finanziatrice della ricerca – Dai risultati ottenuti invece, possiamo affermare che quei siti, come l’occhio, dove la risposta immunitaria non è molto forte, sono da considerare come le prime parti del corpo umano che potranno beneficiare di questa tecnologia».

La scoperta potrebbe offrire nuove speranze alla cura della forma più comune di distrofia maculare giovanile, e anche se molto lavoro resta ancora da fare, le prospettive si confermano decisamente positive.

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
The Lancet

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