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Depressione: allo studio nuovi marcatori per la diagnosi

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Pubblicato il: 23-10-2014
Depressione: allo studio nuovi marcatori per la diagnosi © Thinstock

Sanihelp.it - Perché di fronte alle avversità alcune persone sviluppano depressione e ansia, mentre altre riescono a fronteggiare il carico dello stress? Un nuovo studio della Rockefeller University di New York ha identificato i meccanismi molecolari del cosidetto stress gap che potrebbe portare all’identificazione di nuovi marcatori molecolari per la diagnosi di queste patologie.

Attualmente la depressione è diagnosticata soltanto sulla base dei sintomi. Questi risultati potrebbero invece aiutare a scoprire marcatori molecolari nell’uomo che possano facilitare la diagnosi e portare allo sviluppo di farmaci ad azione rapida per diminuire il rischio di suicidio.

L’esperimento condotto su un campione di animali da laboratorio, ha mostrato che un gruppo di essi sviluppa comportamenti simili a ansia e depressione nell’uomo, un altro rimane resiliente.

I ricercatori hanno dimostrato che il gruppo di animali suscettibile allo stress ha livelli più bassi di una proteina conosciuta come mGlu2 (recettore metabotropico del glutammato di tipo 2) in una regione chiave del cervello nella risposta allo stress, l'ippocampo. La diminuzione del recettore mGlu2, deriva da un cambiamento epigenetico, che altera l'espressione dei geni, in questo caso del gene che codifica per il recettore mGlu2.

Una riduzione del recettore mGlu2 è fondamentale perché questa proteina regola il rilascio del glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del sistema nervoso centrale, dai terminali nervosi. Il glutammato svolge un ruolo chiave nella comunicazione tra i neuroni che è essenziale per molti importanti processi cerebrali. Livelli troppo alti di glutammato possono indurre cambiamenti strutturali nocivi per il cervello.

Studi  sull’mGlu2 erano stati condotti da Carla Nasca, nel laboratorio di Neurofarmacologia del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza università di Roma, in una ricerca che aveva identificato il coinvolgimento di questa proteina nell’azione rapida di un antidepressivo di nuova generazione, l’acetilcarnitina.



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UniversitÓ La Sapienza

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