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Perchè siamo così spaventati dall'Ebola?

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Pubblicato il: 17-10-2014
Perchè siamo così spaventati dall'Ebola? © Thinstock

Sanihelp.it - Nonostante le continue rassicurazioni da parte delle agenzie sanitarie nazionali ed internazionali, il virus dell’Ebola continua a impaurire gran parte della popolazione mondiale.

Come rileva un recente sondaggio del Pew Research Center, peraltro eseguito tra il 2 e il 5 ottobre (ovvero subito dopo l’annuncio del primo contagio di Ebola a Dallas, in Texas), circa l'11% degli americani avrebbero dichiarato di essere molto spaventati dal rischio di contagio, mentre un altro 21% avrebbe confermato di essere abbastanza preoccupato.

I dati vengono confermati dal fatto che, nell’ultimo mese, il Centro americano per la prevenzione ed il controllo delle malattie (CDC) ha ricevuto più di ottocento chiamate al giorno da parte di persone preoccupate dal rischio di contagio o dalla possibilità che qualcun altro possa diventare un vincolo di infezione per l’Ebola: contando che prima del caso di Dallas, il numero di telefonate si assestava a non più di cinquanta, sarà subito chiaro come la popolazione statunitense sia stata colpita da un’isteria generale.

Per di più a Dallas, molti genitori hanno tenuto i figli a casa da scuola, nonostante la CDC abbia sottolineato che l’Ebola si diffonde solo attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei del paziente infetto.

«In generale, gli esseri umani sono limitati nella capacità di esprimere giudizi razionali circa i rischi effettivi in cui potrebbero incorrere – spiega  David Ropeik, consulente nella percezione del rischio – Raramente disponiamo del tempo, della capacità o delle informazioni utili a formulare un giudizio esaustivo sulle questioni che ci vengono sottoposte».

Secondo Ropeik infatti «gli esseri umani avrebbero maturato la capacità di utilizzare scorciatoie mentali in grado di dare un senso anche alle informazioni parziali: la tendenza è di prendere una piccola parte delle informazioni che ci vengono fornite da una notizia o da un amico, e trasformarle rapidamente in un giudizio».

Ecco il motivo per cui, date determinate caratteristiche (come il fatto di entrare in contatto con qualcosa di nuovo o di sconosciuto), una questione viene etichettata come pericolosa.

«Entrare in contatto con qualcosa di cui non possediamo un’esperienza passata o una conoscenza diretta, ci priva della tranquillizzante percezione di controllo con cui ci sembra di potre proteggere noi stessi – prosegue  Ropeik – Ecco perché l’Ebola fa più paura dell'influenza (con cui invece gli americani hanno un’esperienza pregressa), nonostante quest’ultima uccida tra i 3.000 e i 49.000 americani ogni anno, contro l’unica morte provocata dall’Ebola negli Stati Uniti».

Per ridurre ansia e preoccupazioni quindi, basterebbe che le persone riconoscessero di avere una percezione del rischio offuscata dalle emozioni.

«Bisogna cercare di non dare giudizi istintivi – conclude Ropeik – ma piuttosto fermarsi per analizzare alcuni fatti, come ad esempio i metodi con cui l’Ebola si diffonde».



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Livescience

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