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Nuova cura per le lesioni renali

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Pubblicato il: 31-01-2005

Oggi è possibile intervenire sulle lesioni delle arterie renali con una nuova tecnica poco invasiva e molto efficace. Vediamo di cosa si tratta.

Sanihelp.it - Il dottor Filippo Scalise, del laboratorio di Emodinamica e Radiologia Interventistica Cardiovascolare del Policlinico di Monza, ci illustra una nuova tecnica, chiamata angioplastica percutanea transluminale renale (PTRA), da cui possono trarre beneficio le lesioni delle arterie renali, dovute sia a processi aterosclerotici sia a displasia fibromuscolare.  
 
«La prevalenza della stenosi dell’arteria renale per displasia fibromuscolare rispetto all’aterosclerosi varia dal 10 al 30%.  
 
Le stenosi delle arterie renali per displasia fibromuscolare si instaurano per la maggior parte nei giovani e nelle donne e sono di tre tipi: il tipo con coinvolgimento della media (90% dei casi), la fibroplasia intimale (1-2%) e la fibroplasia avventiziale (1%).  
 
La PTRA è un metodo sicuro, in quanto è minimamente invasiva e ha un elevato tasso di riuscita tecnica (>90%) e un basso tasso di complicanze. Per questo motivo la PTRA dovrebbe essere sempre tentata, se non ci sono indicazioni alla chirurgia per altre ragioni (aneurisma aortico).  
 
L’ipertensione viene migliorata o guarita nel 65-75% dei casi, indipendentemente dalla malattia di base.  
 
I pazienti sottoposti a PTRA sono per la maggior parte quelli con ipertensione renovascolare: solo dopo una PTRA riuscita è possibile capire se la stenosi possa essere o meno la causa dell’ipertensione.  
 
Nei pazienti più anziani con ipertensione severa e insufficienza renale progressiva può essere indicato lo screening suddetto; tuttavia, spesso non è possibile migliorare la funzione renale con la PTRA a causa di un’aterosclerosi generalizzata, occlusioni dell’arteria renale, aneurismi aortici, deterioramento dell’accesso vascolare e così via.  
 
La maggior parte delle stenosi può essere cateterizzata con un approccio femorale: viene eseguita dapprima un’angiografia di controllo e quindi si opta per la tecnica più familiare all’operatore.  
 
I risultati clinici dipendono dalle caratteristiche della malattia (natura, estensione e localizzazione), dalla funzione renale, dall’età del paziente e da eventuali malattie concomitanti. 
 
Nei pazienti con displasia la frequenza di guarigione va dal 25 al 75%, con un beneficio totale che arriva al 90% se si includono i pazienti che hanno avuto un secondo intervento percutaneo.  
 
Nell’aterosclerosi la guarigione varia tra il 10 ed il 25%. La prognosi in generale peggiora quando alla stenosi renale si associa insufficienza renale.  
 
Tutti questi fattori avversi diventano più frequenti con l’incremento dell’età del paziente».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Intervista al dottor Filippo Scalise

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