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Innamoramento, questo sconosciuto

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Pubblicato il: 31-01-2005

Amore e innamoramento sono da secoli oggetto di studi, riflessioni e raffigurazioni artistiche. Eppure restano ancora un mistero da interpretare. Ecco qualche tentativo.

Sanihelp.it - Dire cosa sia l’innamoramento è un compito arduo. Per orientarsi nel marasma delle possibili spiegazioni, conviene allora partire da una definizione semplice, una parola: l’innamoramento è un sentimento.

E cos’è un sentimento? È una reazione complessa, che si origina, al pari delle emozioni, da meccanismi viscerali. Secondo la teoria periferica di Lang, sentimenti e emozioni nascono dalla produzione di mediatori chimici, come l’adrenalina, che mandano messaggi al cervello.
Però i sentimenti, a differenza delle emozioni, possiedono una maggiore complessità strutturale. Sono un po’ più lontani dalla pancia e un po’ più vicini al cuore.

Dire che l’innamoramento è solo un insieme di reazioni fisiche, come hanno sostenuto molti psicologi da William James in poi, sembra riduttivo. Certo, il respiro si fa corto, il polso accelera, le mani sudano… ma se innamorarsi fosse solo questo basterebbe guardare un film particolarmente realistico per farlo.
Invece c’è dell’altro.

Quando ci si innamora si è pronti a investire tutto sulla persona scelta, a fondersi con lei, a investire tutte le proprie energie in un progetto comune. È quello che il sociologo Francesco Alberoni ha definito stato nascente: un rapido processo di destrutturazione del passato e di ristrutturazione di un movimento collettivo composto da due persone.

Quando una persona si trova in questa condizione, avverte il bisogno di dare il meglio di sé per l’altro, riesaminando e giudicando il passato in nome di un forte desiderio di sincerità.
Il secondo segno dell’innamoramento, secondo questa teoria, è l’esperienza del sacro: gli atti comuni della vita quotidiana vengono investiti di unicità e straordinarietà perché vissuti con la persona amata.
Presi da questa sensazione di bellezza, il famoso vedere tutto rosa, ogni cosa sembra migliore, e soprattutto l’oggetto del nostro amore.

Quando ci si innamora si compie un’idealizzazione del partner, che appare perfetto con i suoi gisti, i suoi pensieri, perfino i suoi difetti.
L’euforia di queste sensazioni nasconde però un rovescio della medaglia: la paura del rifiuto e dell’abbandono, l’ansia generata dall’idea di perdere ciò che il destino ci ha così benevolmente messo di fronte.

Allora si innescano sentimenti negativi, ma altrettanto forti, come la gelosia, i dubbi su noi stessi e sul nostro valore.
Riflettere su queste dinamiche profonde è importante, ma non serve a evitarle: oltre che sul piano psicologico, queste reazioni si svolgono anche su quello fisico, poiché l’innamoramento induce un abbassamento dei livelli di serotonina, l’ormone dall’effetto calmante.

La paura che il rapporto termini, insomma, è una conseguenza naturale dello stato nascente; per sconfiggerla bisogna solo permettere alla relazione di maturare e trasformarsi in amore, sentimento che possiede la natura della perpetuità.


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Redazione Sanihelp.it

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