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Malati fatti a pezzi: troppe visite da specialisti diversi

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Pubblicato il: 27-10-2014

Sanihelp.it - Una visita dal cardiologo per controllare il ritmo del cuore un po' ballerino. Il colloquio dal diabetologo per capire come far scendere la glicemia. Un appuntamento dallo pneumologo per aggiustare la terapia della bronchite cronica. E così, in capo a un anno, ciascun italiano bussa allo studio di un medico specialista in media 8 volte, per un totale di oltre 64 milioni di visite e circa un miliardo di spesa sanitaria.

Un’esplosione della medicina specialistica che ha di fatto spezzettato i malati in tanti frammenti, soprattutto chi è costretto a convivere con due o più malattie croniche e si sobbarca perciò innumerevoli pellegrinaggi da diversi specialisti. Lo segnalano i medici riuniti per il 115° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna.

Nel nostro Paese l’assistenza sanitaria continua a essere organizzata su un modello centrato su singoli apparati e singole malattie, mentre oggi l’emergenza da affrontare è rappresentata da un’epidemia di malati con due o più malattie croniche in grado di interferire l’una con l’altra, che andrebbero gestite con un approccio globale.

Gli esempi sono molteplici: in una cittadina da 80.000 abitanti come Como, per esempio, si sono registrate nel 2013 ben 800.000 visite specialistiche; a Napoli sono oltre 250.000 ma si stima che almeno il 20% sia inutile; in Liguria si arriva alla media di 20 visite specialistiche all'anno per cittadino.

Tutto questo però non significa appunto essere curati meglio: i pazienti visti a pezzi da troppi medici sono più spesso sottoposti a esami inappropriati o ripetuti, ma soprattutto a politerapie costose e perfino rischiose.

Secondo le stime della SIMI sono oltre otto milioni gli italiani con due o più malattie croniche e, anche se la maggioranza ha più di 55 anni e l'epidemia riguarda gli over 65, perché in 4,5 milioni hanno almeno due patologie da combattere, la vera emergenza sono gli individui fra 45 e 65 anni. In questa fascia d'età sono circa 2 milioni i pazienti con due o più malattie croniche, in continuo aumento come gli under 45, che raggiungono 1,5 milioni di casi.

Occorre un approccio onnicomprensivo diverso da quello specialistico che rimane insostituibile in molti casi, ma vanno individuate le priorità e riconosciuta la malattia principale da affrontare.

Tenere le fila della condizione del malato complesso è il ruolo degli internisti, che però oggi eseguono appena il 5% del totale delle visite specialistiche: secondo le stime degli esperti, dovrebbero invece coprire almeno il 10% del totale.

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SocietÓ Italiana di Medicina Interna

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