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Metà dei farmaci dati ai bambini non è adatta a loro

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Pubblicato il: 27-11-2014

Sanihelp.it - Nel 2002 la European Commission Better Medicine for Children ha calcolato che nel mondo meno del 50% di tutti i farmaci destinati alla popolazione pediatrica sono stati espressamente studiati per loro. 

Al momento la priorità degli esperti della Società Italiana di Ricerca Pediatrica, riuniti al loro primo Congresso nazionale, è limitare i rischi dell'utilizzo di farmaci per adulti somministrati ai bambini, approvate ma successivamente adattate ai più piccoli secondo il solo criterio del peso corporeo.

Le somministrazioni farmaceutiche pediatriche sono centinaia di milioni ogni anno, ciononostante la maggior parte dei farmaci attualmente sul mercato sono privi dell’autorizzazione per l’uso specifico nei bambini. 

Una pratica consentita dalla legge 648/96 che regola l’utilizzo dei medicinali off label, ossia fuori indicazione rispetto a quello che è scritto sul foglietto illustrativo, quando non esistano alternative.  I bambini però differiscono dagli adulti non solo per una questione di peso ma anche per peculiarità in termini di farmacocinetica (ossia l'assorbimento, la distribuzione, il metabolismo) e di farmacodinamica (la durata del farmaco nell’organismo prima di essere eliminato). 

In assenza di studi clinici sulla popolazione che assumerà questi medicinali è difficile capire quale sia la dose corretta, il profilo di sicurezza e limitare gli effetti collaterali o le reazioni avverse. Nei neonati per esempio, specialmente se prematuri, il fegato ha una scarsa capacità di eliminare i farmaci, e la funzione renale è ancora immatura. 

Al contrario, i bambini in età prescolare possono avere un’aumentata capacità metabolica e richiedono quindi dosi più alte. Il rapporto superficie corporea/peso nei bambini può essere fino a tre volte maggiore che negli adulti, provocando un maggiore assorbimento delle molecole nella somministrazione topica.

Questi fattori determinano la necessità di un’ulteriore diminuzione dei dosaggi rispetto al semplice valore aggiustato in base al peso. La ricerca serve a definire che ciascuna molecola non sia solo efficace ma anche sicura e a stabilire il dosaggio corretto per ciascuna fascia di età.

I bambini di età inferiore a 14 anni rappresentano circa il 15% della popolazione italiana, a cui si aggiunge un altro 5% che ha tra i 15 e i 19 anni, per un totale di circa 10 milioni di individui (100 milioni in Europa pari al 21% della popolazione).

Soggetti che si ammalano delle stesse malattie degli adulti e di quelle tipiche dell’infanzia e ai quali vengono quindi somministrati dei farmaci. Il più usato nella popolazione infantile è in assoluto l’amoxicillina con acido clavulanico, antibiotico usato dal 24% dei bambini italiani ma in cima anche alle classifiche americane. Il 77% dei maschietti e il 74% delle femminucce ha assunto almeno un medicinale nel primo anno di vita.

In Italia e nel mondo la ricerca pediatrica è poco praticata. Basti pensare che nel periodo 1991-2001, l’FDA ha approvato 341 nuove entità molecolari, di cui solo 69 sono state approvate anche per l’uso nei bambini.

In Italia l’AIFA ha dichiarato nel suo 9° Rapporto Nazionale che nel periodo 2004-2009 solo il 9,8% delle sperimentazioni cliniche autorizzate nel nostro Paese comprendeva soggetti fra 13 e 18 anni e l’8,9% ha arruolato pazienti fino a 12 anni; solo 70 studi avevano la pediatria come area terapeutica principale. 

Quali sono i farmaci prescritti più spesso con questa modalità? Moltissimi: dagli antibiotici al diclofenac, la morfina, il midazolam e l’epinefrina, utilizzata in medicina di emergenza per lo shock anafilattico e l’arresto cardiaco.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
1░ Congresso Nazionale della SocietÓ Italiana di Ricerca Pediatrica (SIRP)

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