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Morbo di Parkinson: ritardare l'inizio delle cure è inutile

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Pubblicato il: 02-12-2014

Sanihelp.it - In occasione della Giornata Nazionale del Parkinson, che colpisce nel nostro Paese circa 230.000 persone, il Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento, supportato dalla Fondazione Grigioni, presenta i risultati di uno studio, condotto nell’ Africa sub-sahariana, sull’utilizzo di levodopa, il principale farmaco e gold standard della malattia.

La ricerca, che ha coinvolto 91 malati ghanesi mai trattati prima farmacologicamente, aveva l’obiettivo di studiare gli effetti dell’interazione tra la malattia e la terapia con levodopa.

Fino a oggi si è pensato che le fluttuazioni motorie che si sviluppano dopo diversi anni di terapia a base di levodopa fossero complicazioni a lungo termine della terapia. Pertanto, si tendeva a rimandare l’introduzione del farmaco il più possibile.

Da questo studio è emerso che alcuni malati, anche con più di 10 anni di malattia, hanno mostrato la comparsa di fenomeni di fluttuazioni motorie solo dopo qualche ora, o al massimo qualche giorno, dalla loro prima assunzione di levodopa, a dimostrazione del fatto che l’insorgenza delle fluttuazioni è indipendente dalla durata del trattamento ed è invece legata alla progressione naturale della malattia.

I risultati mostrano che una terapia a basso dosaggio di levodopa può essere somministrata subito, nel momento in cui viene fatta la diagnosi. L’importanza dei risultati risiede nella capacità di spazzare via la fobia della levodopa, che si è progressivamente diffusa sia tra i neurologi che tra i malati.

Dato che la levodopa è il farmaco più efficace e tollerato nella cura di questa malattia, la tendenza a tardarne l’inizio il più possibile determina una notevole riduzione della qualità della vita dei malati.

La malattia di Parkinson ha una prevalenza nel mondo di circa 2 persone su 1000 e circa 4-5 milioni di malati vivono in realtà dove non è possibile affrontare una cura farmacologica per una questione economica.

La spesa media per la terapia con levodopa è di circa 2 dollari al giorno, in Paesi dove lo stipendio mensile, per chi ha un impiego, è di circa 50-80 dollari. Questo ha portato i ricercatori del Centro Parkinson ICP a cercare una terapia alternativa a quella farmacologica tradizionale.

La mucuna pruriens, per esempio, è un legume semplice da reperire nei Paesi più poveri in aree tropicali e facile da preparare. Una volta individuata l’esatta corrispondenza tra il dosaggio di semi e il dosaggio tradizionale del farmaco, è stata somministrataa la terapia naturale così ottenuta ai malati: si tratta di un’alternativa terapeutica a bassissimo costo, ottenibile con soli 12 dollari all’anno.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson

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