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HIV/AIDS: i risultati di un'indagine conoscitiva

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Pubblicato il: 02-12-2014

Lila Onlus ha presentato i primi risultati di QuestionAids, un'indagine online sulle conoscenze e i comportamenti in materia di HIV/AIDS. Ecco cosa è emerso.

HIV/AIDS: i risultati di un'indagine conoscitiva © Thinstock

Sanihelp.it - Lila Onlus, la Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, in collaborazione con l'Università di Bologna ha elaborato QuestionAids: un questionario online interattivo con l'obiettivo di indagare le
conoscenze, gli atteggiamenti e le rappresentazioni rispetto alla percezione del rischio della
trasmissione dell’HIV
nella popolazione generale, nonché l’analisi dei loro comportamenti sessuali
e precauzionali

Il sistema per ogni domanda forniva un feedback che o confermava la risposta esatta oppure segnalava l'errore compiuto e forniva la risposta corretta. Uno strumento utile dunque, non solo per verificare le proprie conoscenze, ma anche per acquisire nuove informazioni e accrescere la propria consapevolezza rispetto a un tema tanto importante.

Al questionario hanno risposto 14.122 persone, ma il 17,94% non ha risposto a tutte le domande e quindi il campione valido è di 11.588 questionari. Il 59% dei rispondenti sono uomini. L’età è compresa fra i 18 e i 94 anni, la media è di circa 34 anni con una prevalenza dei partecipanti nella fascia di età compresa fra i 18 e i 29 anni. Il 31% vive nell'Italia Nord-Ovest, il 29% nel Nord-Est, il 23% nel Centro, il 9% al Sud e il restante 8% nelle Isole. Il livello di scolarizzazione è piuttosto alto: il 69% è in possesso di una laurea, tra vecchio ordinamento e triennale, mentre il restante 31% comprende chi ha terminato le scuole elementari, medie o superiori.

Sebbene il livello di conoscenze sia medio-alto, rimangono basse le conoscenze in alcuni specifici ambiti concernenti quelle conoscenze che sono diventate importanti nell’ultimo decennio. Solo una persona su tre dimostra di conoscere la TasP. Il Trattamento come Prevenzione è l'uso dei farmaci antiretrovirali come strumento per ridurre il rischio di trasmissione dell'HIV: le terapie riducono infatti la carica virale delle persone che le assumono e bloccando la replicazione del virus possono impedire il contagio.

Quattro persone su dieci conoscono il termine di tre mesi necessario per considerare l’esito di un
test HIV definitivo
 (e non più i sei mesi come si riteneva tempo fa). La conoscenza della profilassi post-esposizione (PPE) è riportata da poco meno dell’80% dei partecipanti e una percentuale simile
riguarda la consapevolezza dell’esistenza del preservativo femminile.

La maggior parte dei partecipanti poi non distingue il grado di rischio tra rapporto orale praticato e ricevuto.

Sebbene la quasi totalità dei partecipanti riferisca di non credere più ai classici miti relativi
all’HIV/AIDS, altre tipologie di credenze erronee sembrano sopravvivere ancora. Quattro partecipanti su dieci sopravvalutano il rischio di contagio accidentale, uno su dieci crede che la puntura delle zanzare possa trasmettere il virus e che lo scambio di siringhe costituisca la modalità di trasmissione più diffusa oggi in Italia. In questi ultimi due casi sono i giovani dai 18 ai 29 anni a sbagliare più frequentemente la risposta.

Per quanto riguarda i dati sui comportamenti protettivi e a rischio, emergono da una parte
la mancanza di utilizzo (o il suo utilizzo incostante) del preservativo nei rapporti sessuali con
partner occasionale
e dall’altra la quota rilevante di partecipanti che non ha mai effettuato il test HIV. Dalle correlazioni emerge che chi non ha usato il condom in tali occasioni è più frequentemente
una persona che non ha mai fatto il test.

Quasi tutti i partecipanti hanno identificato correttamente i rapporti penetrativi (sia anali che
vaginali) come a rischio di trasmissione del virus. Una percentuale non trascurabile però (intorno al 4-6%) considera non a rischio tali rapporti penetrativi. Addirittura, il 7% non considera a rischio il rapporto penetrativo anale. Se dal punto di vista della percentuale questi numeri sembrano bassi, sono rilevanti dal punto di vista della salute pubblica.

«Dalla ricerca - dichiara Alessandra Cerioli, presidente di Lila Onlus - emerge che le conoscenze di base sull'Hiv/Aids sono buone, ma che sono ancora troppo basse quelle relative a specifici aspetti diventati fondamentali negli ultimi dieci anni con il progredire delle conoscenze sul virus. Penso alla conoscenza della Tasp (Treatement as prevention) o al termine dei tre mesi, e non più sei, necessari per considerare definitivo l'esito del test. Resistono poi certi falsi miti come quelli sul contagio accidentale o sullo scambio di siringhe infette come modalità di trasmissione più diffusa in Italia, quando invece lo è il rapporto sessuale non protetto. Questo, insieme al fatto che il nostro Paese è all'ultimo posto in Europa nell'uso del profilattico e che le donne sono particolarmente esposte al rischio di infezione, la dice lunga su quanto ancora occorra mantenere alta l'attenzione su informazione e prevenzione. Per questo dal 23 novembre al 7 dicembre abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con SMS solidale al 45508 per sostenere il progetto DONNA».

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids

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