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Natale

Se il Natale porta malessere: i consigli per affrontarlo

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Pubblicato il: 22-12-2014

Il Natale non è per tutti sinonimo di festa in famiglia e gioia, per qualcuno porta angoscia e cattivo umore. Quali le ragioni e come affrontarlo? I consigli del mental coach.

Se il Natale porta malessere: i consigli per affrontarlo © Thinstock

Sanihelp.it - Si stima che una percentuale compresa tra il 27 e il 35% delle persone tra i 22 e i 45 anni risenta in grado diverso di un malessere ingravescente in prossimità del Natale. 

«All'inizio della mia carriera quasi non ci volevo credere. Poi ho dovuto riconoscere che non si trattava solo di un fenomeno isolato, ma di una vera e propria sindrome clinica, localizzabile nelle due settimane che precedono il Natale e perdurante sino all'inizio del Gennaio del nuovo anno. La definirei Jingle Bell's Syndrome, perché in un certo senso è legata a filo diretto all'atmosfera che la Natività porta con sé, paradossalmente a quel dolce senso di intimità e di innocenza che finisce per fare male a molte persone, fin quasi a scatenare vere e proprie crisi di angoscia e un progressivo calo dell'umore che va dalla distimia alla depressione», spiega il dottor Francesco Attorre, mental coach. 

Ma quali sono le ragioni di questo malessere, in un momento in cui si stacca per qualche giorno dalla routine quotidiana per riunirsi con i propri cari? Il problema è proprio nel riunirsi.

«La Jingle Bell's Syndrome è un disturbo dell’intimità perché riguarda emozioni profonde, quelle che partono da quando siamo bambini. Natale è per tutti i bambini una festa stupenda, la festa in cui finalmente si scartano i regali e ti accorgi che per qualcuno sei importante. Quell'albero rappresenta un luogo protetto che custodisce le emozioni più vere e autentiche. A Natale ogni bambino si sente amato. E anche se non lo è si illude di esserlo. Lo slogan A Natale si è tutti più buoni spiega bene il senso. È come se in qualche modo si perdonasse tutto a Natale, anche il dolore

Se un bambino potesse fermare il tempo lo fermerebbe a Natale. Per non crescere più. Ma la realtà non è così fiabesca. Lei non fa sconti. E quel bambino diventa grande. E mentre diventa grande non perdona più così facilmente come quando era bambino. Ogni bambino, suo malgrado, riceve nel percorso di crescita una qualche forma di maltrattamento, perché non esiste il genitore perfetto, questo lo si sa. Esiste il genitore. E un genitore sbaglia, perché è umano e a sua volta quando è stato bambino ha sofferto pure lui». 

«E allora accade che mentre diventi grande e ti allontani in qualche modo, quel dolore che da bambino provavi per non sentirti amato come veramente avresti voluto, ti fa meno male perché il turbinio della vita ti assale e non ti fa pensare. Ma se ti trovi obbligato a stare vicino alle persone che sono state importanti per te e dalle quali hai ricevuto, senza che né tu né loro molte volte lo volessero, sofferenza, dolore, vai in crisi

Una crisi che a volte può essere molto profonda. Stare molto vicini, in una dimensione intima, alle persone per noi importanti ma delle quali in un certo modo ci portiamo dentro le ferite, non è facile. Se poi uniamo a questo il fatto che desidereremmo con tutto noi stessi tornare bambini davanti a quelle palline colorate e a quei regali che adesso, sotto l'albero, quasi non troviamo più perché bambini non lo siamo più, quella sofferenza si fa ancora più forte. E stare vicino ai familiari finisce per diventare una punizione, quasi una condanna. 

Chi non ha vissuto serenamente infanzia e adolescenza, chi non riesce anche in età adulta ad affermare la propria individualità realizzandosi come persona, ma dipende in qualche modo ancora dai genitori, a Natale soffre e lo fa a volte fortemente. Cercando con la mente di ritornare bambino, in quel mondo ovattato che non gli chiedeva responsabilità e non lo obbligava al giudizio. Quel mondo ovattato che a Natale gli permetteva di perdonare tutto e tutti, specie mamma e papà e le loro mancanze. Ma adesso quel mondo ovattato non c'è più e Natale non è più una favola. Per questo il chiudersi in sé, aspettando con ansia che tutto passi velocemente e il tourbillon della vita venga nuovamente a travolgere tutto aiutando a non pensare, diviene l'unica soluzione».

Ecco alcuni consigli per provare ad affrontare questo momento:

Dedicarsi un momento personale, anche di dieci minuti, in cui fare qualcosa per sé che ci faccia stare bene.

Sorprendere qualcuno che non si aspetta un regalo con qualcosa di originale e un pensiero associato, anche in maniera anonima. Serve a non aver bisogno di ricevere ma sentirsi liberi di dare, spontaneamente.

Cambiare appena il proprio look, così da sentirsi nuovi e diversi e non vivere il modello mentale che fa male.

Superarsi facendo qualcosa che normalmente sarebbe stato difficile fare, qualunque cosa che nella quotidianità risulta quasi impossibile, per vedere con i propri occhi la possibilità del cambiamento.

Provare a individuare qualcosa di bello in ciascuno dei familiari più stretti e scriverlo loro su un bigliettino.

Cambiare alcune delle abitudini quotidiane durante il periodo di Natale, riscoprendosi nuovi e capaci di cambiare.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa dottor Francesco Attorre, mental coach

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