Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Donne e tumori

Diventare madre dopo il tumore

di
Pubblicato il: 13-01-2015

Sono 1.500 le donne che ogni anno vogliono un figlio dopo un tumore, ma il costo dei farmaci per preservare la capacità riproduttiva è a loro carico. L'iniziativa delle associazioni.

Diventare madre dopo il tumore © Thinstock

Sanihelp.it - Sono circa 1.500 le pazienti oncologiche che ogni anno in Italia chiedono ai medici di aver tutelata la loro fertilità, ma i farmaci contro la sterilità sono completamente a loro carico perché – sebbene studi scientifici ne abbiano dimostrato la sicurezza e l’efficacia – non rientrano tra i farmaci prescrivibili a questo scopo.

Le associazioni dei pazienti (FAVO - Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, ANDOS - Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, AIMaC – Associazione Italiana Malati di Cancro, Salute Donna) hanno dunque fatto un appello e l’hanno inserito nel documento inviato al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni. L’avvocato Elisabetta Iannelli, segretario FAVO, spiega: «Ogni anno 5.000 donne nel nostro Paese devono confrontarsi con un tumore quando ancora potrebbero diventare madri. Per le giovani donne colpite da tumore è fondamentale poter conservare la fertilità per poter aver una chance di maternità dopo le cure oncologiche, che in molti casi mettono a rischio la capacità riproduttiva. Quali sono le risposte del Sistema Sanitario Nazionale? Purtroppo ancora insufficienti. Il costo dei farmaci è a completo carico delle pazienti, i percorsi clinico assistenziali non sono stati ancora definiti, manca del tutto un osservatorio nazionale che si occupi del problema».

Il tumore al seno e i linfomi sono i tumori più frequenti nelle donne giovani; vi si interviene in genere con chemioterapia potenzialmente tossica per la funzione ovarica.

«Dai dati della letteratura si evince che tra le 3.000 giovani donne italiane a rischio di infertilità a causa della malattia, circa la metà è interessata a preservare la propria fertilità – sottolineano la professoressa Lucia Del Mastro, membro del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), e il dottor Fedro Peccatori, direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) -. Le tecniche consolidate per prevenire l’infertilità da chemioterapia sono la raccolta di ovociti prima dei trattamenti chemioterapici e la loro crioconservazione e l’utilizzo di farmaci (analoghi LHRH) che proteggono le ovaie durante i trattamenti. Queste tecniche possono entrambe essere applicate alla stessa paziente e hanno un tasso di successo relativamente elevato, con possibilità di gravidanza dopo la guarigione tra il 30 e il 50% a seconda dell’età della donna, dei trattamenti chemioterapici ricevuti e del numero di ovociti crioconservati. Studi eseguiti su centinaia di donne dimostrano che le pazienti trattate con analoghi LHRH durante la chemioterapia hanno un rischio ridotto della metà di rimanere sterili dopo il trattamento, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. D’altra parte il congelamento di almeno 10 ovociti offre il 30% di probabilità di diventare madri».

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa FAVO - Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
3.5 stars / 5
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?

Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti