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Medicina sportiva

Degenerazione discale: attenzione allo sport eccessivo

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Pubblicato il: 24-02-2015

Ai primi posti tra le cause che scatenano la lombalgia, sembra esserci anche la pratica di un'eccessiva attività fisica. Gli esperti ci consigliano cosa fare per curarla

Degenerazione discale: attenzione allo sport eccessivo © Thinstock

Sanihelp.it - I dolori legati alla colonna vertebrale interessano oggi in Italia una persona su cinque tra i 20 ed i 40 anni. Si tratta dunque di un problema comune a molti: in particolare, secondo i dati diffusi dall’Associazione Chirurgia Italiana Spinale Mininvasiva e Robotica l’8,2% della popolazione è affetto da lombosciatalgia.

La degenerazione discale è spesso legata ad un problema congenito, ma non si tratta dell’unica causa. Gli specialisti spiegano infatti che anche l’attività fisica eccessiva e senza controllo, può portare all’insorgenza del problema: la mancanza di un istruttore e un allenamento frettoloso aumentano esponenzialmente la probabilità di malattia, come pure la corsa, che provoca un movimento non uniforme, che potrebbe causare ulteriori squilibri a livello vertebrale.

«Se è normale avere un paio di volte all’anno una situazione di blocco e di dolore non sopportabile, bisogna invece approfondire quando la situazione perdura per mesi. In tal caso è necessario intervenire prontamente. Il tempo in cui si preserva il disco dalla degenerazione ulteriore è di un anno e mezzo» sottolineano gli esperti. «Nel caso in cui fosse necessario un intervento, durante il tempo di attesa si consigliano attività di fisioterapia o sport: ottimo il nuoto a dorso che consente lo scarico della colonna e tonifica i muscoli paravertebrali, ma è opportuno anche perdere un po’ di peso».

Secondo i più recenti studi, l’iniezione di membrane amniotiche rappresenterebbe la tecnica migliore per risolvere il problema lombalgia: a guarire sarebbero infatti tre persone su quattro. A provarlo è un’indagine che ha preso in esame venticinque pazienti con dischi degenerati e che hanno impiantato membrane amniotiche con "fixet", vale a dire degli ammortizzatori che consentono una funzione di scarico biomeccanico della colonna e una funzione rigenerativa delle membrane.

«Le altre metodiche d'intervento che prevedono l'utilizzo di quattro viti e due barre alterano in un soggetto giovane la naturale elasticità della colonna» spiega il professor Pier Vittorio Nardi, Presidente dell'Associazione Chirurgia Italiana Spinale «Inoltre questi supporti rendono la colonna più rigida, mentre il fine è quello di mantenere un’elasticità adeguata. E ancora, questi interventi caratterizzati da una maggiore aggressività chirurgica e dalla sostituzione del disco, rendono l’operazione molto più invasiva e quindi pericolosa. Il disco che sostituirà quello problematico è rigido, quindi non garantirà con il passare degli anni una stabilità del peso, provocando eventualmente anche un effetto domino».

L’intervento con membrane amniotiche dura 15 minuti e garantisce una ripresa rapida, con appena due giorni di ricovero, senza bisogno di ulteriori trattamenti successivi. È consigliato soprattutto ai giovani in quanto dopo i 50 anni il disco risulta essere più fibrotico e risponde meno all'azione rigenerante delle membrane stesse.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
da una nota diffusa dall’Associazione Chirurgia Italiana Spinale Mininvasiva e Robotica

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