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Curare il diabete di tipo 1 con il "pancreas in capsula"

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Pubblicato il: 26-02-2015

Sanihelp.it - Due capsule contenenti cellule pancreatiche derivate da staminali embrionali umane ed inserite nell’organismo attraverso delle piccole incisioni sulla schiena, potrebbero rappresentare la nuova frontiera per il trattamento del diabete di tipo 1, una malattia autoimmune causata dalla produzione di anticorpi che attaccano le cellule beta del pancreas, ovvero quelle cellule deputate alla produzione di insulina.

L’insulina è un ormone che permette di regolare il consumo a livello cellulare del glucosio introdotto attraverso l’alimentazione: la scarsa o nulla produzione di insulina che caratterizza il diabete di tipo 1, costringe chi ne è affetto ad un monitoraggio costante della glicemia presente nel sangue attraverso una regolare iniezione di questo ormone. Nel caso in cui i livelli di glucosio nel sangue risultino eccessivi infatti, si rischia di incorrere in lesioni anche molto gravi ai nervi, ai reni e alla retina.

Ma grazie a questa ‘controfigura’ del pancreas progettata da una piccola società di San Diego chiamata ViaCyte, sarebbe possibile ricreare dalle staminali embrionali umane un pancreas funzionale, un fatto che permetterebbe di trattare efficacemente il diabete di tipo 1.

«Abbiamo avuto la prova che il trapianto di pancreas (un’operazione estremamente complicata da realizzare in quanto le probabilità di trovare un donatore compatibile sono molto scarse) ripristina la corretta funzionalità delle cellule beta e quindi l'indipendenza dall’insulina – spiega Richard Insel, direttore scientifico della Juvenile Diabetes Research Foundation (JDRF), un'organizzazione no-profit che conta circa 300.000 membri – Quindi è risultato ovvio che se avessimo avuto a disposizione un'altra fonte di cellule pancreatiche, avremmo potuto aiutare un gran numero di persone».

Ecco perché la JDRF ha investito 14 milioni di dollari nella ricerca di una cura per il diabete di tipo 1 derivata dalle staminali umane, che congiuntamente ai 39 milioni di dollari erogati dall’ente statale California Institute for Regenerative Medicine sotto forma di sei borse di studio, ha permesso all’azienda ViaCyte di avviare la sperimentazione.

Sebbene l'idea di crescere delle cellule beta sostitutive sia concettualmente semplice, la pratica si è rivelata molto più difficile.

La prima sfida era inerente alla possibilità di trasformare le cellule staminali (delle cellule primitive che mantengono la capacità di differenziarsi in qualsiasi tipologia di cellula) in cellule pancreatiche funzionali, ed in particolare in cellule beta capaci di secernere insulina: l’approccio adottato dagli scienziati di ViaCyte concerne l’immissione nell’organismo delle cellule pancreatiche ancora immature, lasciando al corpo il lavoro di trasformarle in cellule beta.

Il secondo problema ha riguardato la progettazione di uno scudo in grado di difendere le cellule impiantate dall’attacco del sistema immunitario del paziente: la soluzione di ViaCyte è stata utilizzare una capsula di plastica a maglia abbastanza stretta da impedire il passaggio dei linfociti T, ma non tanto da fermare l’afflusso dei nutrienti e del glucosio contenuti nel sangue.

«Anche se la sperimentazione sull’uomo attualmente in corso è pensata principalmente per verificare la sicurezza del trattamento – spiega il dottor Henry, medico presso la University of California nonché collaboratore al progetto – credo che i miei pazienti potranno presto ridurre il loro fabbisogno di insulina iniettata».

Nonostante non si dispongano ancora di dati certi sull’efficacia e sulla durata di sopravvivenza delle cellule trapiantate, è quasi certo che i pazienti dovranno sottoporsi ad un impianto periodico delle capsule.

«Sono convinto che le cellule in capsula si riveleranno la risposta giusta al diabete di tipo 1 – conclude il dottor Henry – E rimango positivo nel pensare che la sperimentazione clinica in corso rappresenti un altro piccolo passo verso il miglioramento della qualità di vita di milioni di persone». 



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Technology Review

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