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Realizzato primo impianto di mano bionica mossa con la mente

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Pubblicato il: 27-02-2015

Sanihelp.it - Sono austriaci i tre uomini che, per la prima volta nella storia, si sono sottoposti alla ricostruzione bionica, una nuova tecnica che ha permesso l’impianto di una protesi della mano controllabile per mezzo della mente.

Ognuno dei tre uomini ha subito per molti anni le conseguenze causate dall’avulsione del plesso brachiale, ovvero dallo strappamento del sistema di nervi che connette la spina dorsale a braccia e mani, una condizione che ha compromesso il movimento e quindi la funzionalità dell’arto e della mano.

Ma grazie a questa nuova tecnica sviluppata dal professor Aszmann, direttore del laboratorio di Ricostruzione bionica presso l'Università di Vienna, in collaborazione con i tecnici del dipartimento di Ingegneria della neuroriabilitazione dell'Università di Goettingen, è stato possibile proporre ai tre uomini l’innesto di una protesi robotica tecnologicamente avanzata, dotata di sensori che inducono il movimento dei muscoli in risposta agli impulsi elettrici provenienti dal sistema nervoso.

«In effetti, le avulsioni del plesso brachiale rappresentano un'amputazione interna, in quanto causano un’irreversibile separazione tra la mano ed il gruppo di neuroni deputati al controllo del suo movimento – spiega il professor Aszmann – Le tecniche chirurgiche utilizzate attualmente per trattare questo tipo di lesioni sono rozze ed inefficaci, in quanto permettono di riacquistare una funzionalità della mano molto limitata».

L’iter di ricostruzione, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, è consistito in tre fasi: l’amputazione della mano (preceduta da nove mesi di formazione cognitiva finalizzata all’apprendimento dei comandi utili a controllare la mano che sarebbe stata impiantata), l’innesto di nervi ed il trapianto di fibre muscolari utili a condurre il segnale nervoso attraverso il braccio, ed infine l’impianto della protesi robotica, una mano meccatronica in grado di decodificare i segnali nervosi e tradurre l’impulso in movimento.

Nel giro di tre mesi, la protesi bionica ha permesso ad ognuno dei pazienti di ripristinare un utilizzo funzionale della mano, apportando così grandi benefici sulla loro qualità della vita.

«Finora la ricostruzione bionica è stata eseguita solamente nel nostro centro di Vienna – prosegue il professor Aszmann – Tuttavia, non ci sono limitazioni tecnologiche o chirurgiche che possano impedire l’applicazione di questa procedura in centri con competenze e risorse analoghe».

Nonostante rimangano ancora da verificare gli effettivi benefici a lungo termine di questa tecnica, la ricostruzione bionica ha comunque aperto una nuova strada verso il trattamento delle gravi lesioni al plesso brachiale. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
The Lancet

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