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Donne, curare la celiachia migliora la qualità di vita!

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Pubblicato il: 06-03-2015

Sanihelp.it - Circa l'1% della popolazione italiana, ovvero quasi 600.000 persone residenti sul territorio nazionale, è potenzialmente celiaca: di questi, coloro che hanno ricevuto una conferma di diagnosi sono poco meno di 150.000. I restanti tre quarti dei pazienti, invece, fanno parte del cosiddetto iceberg sommerso, ovvero di quella fetta di popolazione con diagnosi mancata. 

«Purtroppo la diagnosi di celiachia è spesso tardiva – spiega l'opuscolo Donna e Celiachia redatto dall'Associazione Italiana Celiachia (AIC) – e arriva dopo anni di sintomi trattati singolarmente, ma mai compresi come espressione di una malattia sistemica, che può interessare diversi organi, tessuti e funzioni».    

Per questo motivo, AIC è impegnata da diverso tempo nella promozione di approcci innovativi per la diagnosi di questa patologia, soprattutto considerando il peso della celiachia sulla qualità di vita e sulla salute, in particolare delle donne, tra le quali questa condizione risulta essere più comune. 

Oltre ad un aumento di incidenza della sterilità infatti, le donne celiache che non seguono una dieta rigorosamente priva di glutine vanno incontro ad un rischio da 3 a 9 volte maggiore di aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza. 

Anche la gravidanza stessa può risultare compromessa dalla celiachia, come è stato dimostrato da numerose ricerche: i risultati ricorrenti, confermati anche da uno studio olandese del 2010, hanno permesso di asserire come le donne con celiachia non trattata partorissero bambini più leggeri e spesso prematuri, due fattori non rilevati qualora la madre avesse adottato una dieta senza glutine, ad oggi l’unico trattamento disponibile per la malattia celiaca e per la remissione dei sintomi associati a questa condizione. 

«L’esistenza di una relazione tra malattia celiaca e complicanze nella vita riproduttiva di una donna affetta da tale condizione può trovare una spiegazione nel malassorbimento e nel conseguente deficit di folati, ferro e vitamina B12 – commenta il dottor Martinelli, dal dipartimento di Neuirscienze, Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche dell'Università di Napoli Federico II – Una diagnosi precoce e l’introduzione di una dieta priva di glutine sono stati associati ad un miglioramento della fertilità e ad una riduzione del rischio di aborto di almeno nove volte. Inoltre, l’adozione di una dieta priva di glutine almeno dieci anni prima della menopausa, ritarda l’insorgenza della stessa». 

Ma quali sono i segnali con cui si manifesta la celiachia? 

«La malattia celiaca si presenta nel 50% dei casi con la diarrea, ma altre presentazioni cliniche includono l’anemia, la diagnosi incidentale di atrofia dei villi intestinali, la dermatite erpetiforme, la stanchezza cronica e l’osteoporosi – ha spiegato la dottoressa Brandi, professore di Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Firenze – Per l’osteoporosi, comune nei pazienti con celiachia, il rischio che si viene a creare è di un aumentato rischio di fratture, che possono intervenire spontaneamente o per trauma minore e che proprio per questo sono definite come fratture da fragilità». 

Per questo motivo, in presenza di malattia celiaca, garantire all'organismo un adeguato apporto di calcio e di vitamina D, e accompagnare una dieta gluten free ad una costante attività fisica, può rivelarsi un approccio ideale a tutelare al meglio la propria salute.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Associazione Italiana Celiachia (AIC)

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