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La professione del fisioterapista

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Pubblicato il: 16-05-2005

Continua il viaggio nell'universo professionale della salute. È la volta di scoprire la figura del fisioterapista, l'operatore sanitario della riabilitazione motoria.

Sanihelp.it - La formazione
Il fisioterapista è un operatore sanitario che si occupa della cura e della riabilitazione delle aree della motricità, ossia di tutte le condizioni anatomo-fisiologiche che consentono all'individuo di compiere i normali movimenti corporei. 
 
Per diventare fisioterapisti è necessaria una laurea in Fisioterapia.  
 
Abbiamo chiesto al dottor Roberto Gatti, coordinatore del Corso di Laurea in Fisioterapia dell'Università Vita-Salute San Raffaele, di illustrarci il percorso didattico e lavorativo di questa figura professionale.  
 
«Il corso, che dura tre anni, coniuga la preparazione teorica con esperienze di tirocinio clinico, condotte direttamente nei servizi ospedalieri ed extraospedalieri dove praticano i fisioterapisti professionisti (palestra, piscina e molte unità operative come ortopedia, neurologia, neurochirurgia, cardiochirurgia e terapie intensive).

L’attività di tirocinio è molto importante e, generalmente, i Corsi di Laurea in Fisioterapia dedicano a questa attività almeno 50 crediti (pari a 1250 ore distribuite nel corso dei tre anni).

Oltre alla preparazione teorica e alla frequentazione delle unità operative dell'ospedale, gli studenti si cimentano in esercitazioni di laboratorio.  
Durante queste attività i futuri laureati, affiancato da fisioterapisti del servizio di medicina fisica e riabilitazione dell'ospedale, fanno pratica di valutazione dell’ apparato locomotore e di tecniche di trattamento fisioterapico.

Oggetti di studio del triennio sono:  
 








  • le scienze di base, con riferimento alla comprensione delle funzioni motorie
  • le scienze cliniche, con riferimento alla fisiopatologia delle funzioni motorie
  • le tecniche di riabilitazione
  • la formazione bioetica, indispensabile a orientare i giudizi etici sugli interventi professionali».
Il profilo professionale sancito nel decreto ministeriale del 1994 definisce la professione del fisioterapista in più ambiti disciplinari, affermando che tale operatore pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive.

La professione
Il decreto ministeriale del 3 maggio 1994 definisce il fisioterapista come «un operatore sanitario abilitato a svolgere in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita».  
 
In pratica i principali compiti del fisioterapista sono:  
 






  • elaborare un programma di riabilitazione volto al superamento del disturbo motorio del disabile, partendo da una corretta valutazione funzionale e considerando le difficoltà psicomotorie e neuropsicologiche del paziente
  • proporre l'adozione di protesi e ausili, addestrandone all'uso e verificandone l'efficacia
  • svolgere attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari e in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali.
«L’obiettivo della fisioterapia è quello di diminuire la disabilità dei pazienti, migliorandone la qualità della vita», spiega il dottor Gatti.  
 
«Il metodo utilizzato è la cura delle patologie della funzione motoria, mentre gli strumenti di cui dispone il fisioterapista sono l’esercizio terapeutico e le tecniche manuali e massoterapiche sull’ apparato locomotore.  
 
L’originalità di questo approccio risiede nel fatto che il fisioterapista non si pone come obiettivo la guarigione di una malattia, ma la cura di una funzione: quella motoria.  
 
Questo tipo di terapia è svincolato dalla malattia che causa la disabilità. Infatti ci sono malattie che coinvolgono la funzione motoria in maniera molto differente, per esempio paralizzando i movimenti, causando deficit dell’equilibrio o diminuendo la forza muscolare.  
Per il fisioterapista i pazienti con una malattia di questo tipo saranno considerati in maniera molto differente a seconda dell’abilità motoria coinvolta.  
Viceversa vi potranno essere pazienti affetti da malattie molto diverse ma con uguali esiti sulla funzione motoria». Le prospettive per il futuro
Quella del fisioterapista è una professione con molteplici sbocchi professionali. Le opportunità occupazionali in questo campo derivano dall' aumentato numero dei posti letto dedicati alla riabilitazione nelle apposite strutture e negli ospedali generali.  
 
Il fisioterapista può svolgere le sue mansioni in regime di dipendenza o di libertà professionale, all’interno di istituti sanitari pubblici o privati, strutture specializzate o ospedali generali, sia con pazienti ambulatoriali che degenti e, infine, presso i numerosi studi privati di fisioterapia.  
 
Gli ambiti biomedici in cui si applicano maggiormente i trattamenti fisioterapici sono quelli neurologico, ortopedico, cardiologico e respiratorio.  
 
«I successi delle discipline anestesiologiche, chirurgiche e internistiche hanno permesso la sopravvivenza di un numero sempre maggiore di soggetti affetti da patologie gravi», afferma il dottor Gatti.  
 
«Ciò ha comportato un aumento del numero delle persone con esiti alla funzione motoria, motivo per cui sono diventate sempre più importanti le competenze e il numero degli operatori sanitari preposti a curare l’invalidità motoria». Gli aspetti umani
In ambito medico spesso l’efficienza professionale non basta: i pazienti necessitano di un supporto che tenga presente gli aspetti della relazione per poter affrontare la terapia.  
 
Questo è particolarmente vero nel caso delle fisioterapie riabilitative: il paziente si mette interamente nelle mani dell'operatore, che lo sottopone a esercizi impegnativi e dolorosi, e quindi deve avere fiducia nella figura che ha di fronte affinché la terapia vada a buon fine.  
 
Un buon fisioterapista deve quindi essere in grado di spronare il paziente, incoraggiarlo negli sforzi e condividere con lui conquiste e insuccessi della terapia. 
 
Il dottor Gatti spiega l’importanza del rapporto umano tra medico fisioterapista e paziente: 
 
«Oltre alle competenze tecniche e scientifiche, il fisioterapista deve avere un’attitudine al rapporto interpersonale. I trattamenti durano a volte anche più di un’ora e, spesso, il paziente riconosce nel fisioterapista la prima persona con cui condividere i problemi della sua condizione clinica.  
 
Pur non avendo la pretesa di sostituirsi agli operatori che si occupano della sfera psicologica dei pazienti, il fisioterapista deve comunque rivolgere uno sguardo attento e responsabile ai suoi pazienti».


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Redazione Sanihelp.it

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