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Partorire in acqua

Parto in acqua: più facile con la nuova vasca

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Pubblicato il: 17-03-2015

È tutto italiano il progetto di una nuova vasca per il parto che facilita il lavoro dell'ostetrica e rende i movimenti della mamma ancora più agevoli.

Parto in acqua: più facile con la nuova vasca © Redazione

Sanihelp.it - Ci sono voluti 4 anni di studi e ricerche. Ma alla fine la nuova vasca per il parto in acqua, che potrà essere usata nella maggior parte degli ospedali pubblici e privati italiani ed esteri, sta per diventare realtà. 

L'ideatrice si chiama Alessia Selmin ed è un'ostetrica padovana di 26 anni. L’innovativa vasca si chiama Alexia ed è ispirata al significato greco del suo nome, colei che ti protegge. È una vasca a dimensione della partoriente ma anche dell'ostetrica e delle cure mediche che si rendono necessarie, comprese le urgenze, cosa che le vasche tradizionali attualmente sul mercato non consentono.

La nuova vasca, che verrà presentata a breve, prevede un meccanismo con il quale la partoriente può essere estratta in caso di urgenza o controlli, delle superfici d’appoggio studiate per assumere le posizioni migliori per affrontare il travaglio, un sistema di filtraggio dell'acqua e la possibilità di effettuare il parto in posizione tradizionale, intervenendo con le manovre necessarie in caso di urgenza.

Garantisce una maggiore profondità e dunque maggiore libertà di movimento che si traduce nella possibilità di effettuare tutte le posizioni riconosciute dalla letteratura scientifica per favorire la dilatazione e la progressione del feto e che spesso aiutano a prevenire complicanze e malposizioni.

Un'invenzione che punta a implementare la pratica del travaglio-parto in acqua in tutto il mondo che, secondo la letteratura scientifica, è meno doloroso sia per la mamma che per il neonato e accelera la dilatazione, oltre a rendere più tollerabile il momento del parto per la donna e la coppia.

Dalla letteratura del settore, emerge che la comunità scientifica ha riconosciuto i benefici del travaglio-parto in acqua, a tal punto da raccomandare l’offerta di questa opportunità in tutte le strutture sanitarie.

Attualmente, rispetto al parto in acqua, manca ancora una formazione pratica per le ostetriche e le vasche in uso negli ospedali in Italia e disponibili in commercio non permettono un'assistenza immediata proprio per la loro configurazione e dunque molte donne devono rinunciare a effettuare anche solo qualche ora di travaglio in acqua. Tanto che in Italia sono pochi i nosocomi che praticano realmente il parto in acqua. Senza contare il fatto che a produrre  le vasche da parto sono soprattutto Paesi come la Germania e la Svizzera. 

«Migliorare le modalità assistenziali  del travaglio e del parto - sottolinea la giovane ostetrica - significa anche un abbattimento dei costi di pratiche come il taglio cesareo,  il ricorso ad analgesia peridurale, riduzione delle episiotomie e lacerazioni perineali e dunque un recupero materno più veloce con conseguente risparmio sui giorni di degenza. Ma soprattutto un miglioramento della qualità assistenziale, con la promozione dell’empowerment materno e del ritorno all’ascolto del proprio corpo».

Ora il prototipo della vasca è in fase di progettazione e realizzazione presso un'azienda veneta. I prossimi passi saranno completare l’iter burocratico brevettuale per tutelare l’invenzione nei Paesi di potenziale interesse, trovare una struttura ospedaliera disposta a sperimentare il prototipo e individuare le aziende che si occupino della commercializzazione del prodotto.



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