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Lo studio

Una proteina anti stress aiuta le cellule tumorali

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Pubblicato il: 24-03-2015

Uno studio italiano ha scoperto che la proteina heat shock protein HSPH1/105 gioca un ruolo fondamentale nei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B.

Una proteina anti stress aiuta le cellule tumorali © Thinstock

Sanihelp.it - Si chiama heat shock protein (HSP)H1/105 ed è una molecola che il nostro organismo produce per consentire la sopravvivenza delle cellule in caso di stress mantenendo la corretta struttura delle proteine cellulari.

Uno studio dei ricercatori dell'Unità di Immunoterapia clinica e terapie innovative del Dipartimento di Oncologica Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, condotti da Massimo Di Nicola, ha scoperto che nel caso dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL) l’effetto positivo della proteina può però diventare una minaccia.

L’inibizione di questa proteina provocherebbe un rallentamento della crescita delle cellule tumorali, permettendo quindi di ridurre i livelli di oncoproteine (cioè le proteine codificate da un gene alterato, causa della trasformazione delle cellule tumorali) alla base di questo tipo di tumore. Lo studio, pubblicato online sulla rivista Blood e che rientra in un progetto finanziato da AIRC, ha dimostrato che la proteina HSPH1/105 interagisce fisicamente con i geni c-Myc e Bcl-6 favorendo così l’espressione di due oncoproteine responsabili dello sviluppo del linfoma. Le cellule tumorali producono le molecole anti-stress nel tentativo di garantirsi la sopravvivenza. 

Lo studio ha però dimostrato che inibendo l’espressione di HSPH1/105 si è osservata una significativa riduzione della proliferazione delle cellule di linfoma in vitro e dello sviluppo dei tumori in vivo. Questo risultato assume grande rilevanza scientifica dal momento che non sono disponibili farmaci in grado di inibire selettivamente le due oncoproteine.

In una fase di studio precedente gli stessi ricercatori avevano osservato che la proteina anti-stress HSPH1/105 costituisce un nuovo antigene dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL) e che i pazienti in grado di rispondere a una vaccinazione anti-linfoma producevano anticorpi diretti contro questa proteina.

I risultati di questo importante studio forniscono le basi per lo sviluppo di molecole in grado di inibire HSPH1/105 (anticorpi monoclonali o piccole molecole selettive) come strategia terapeutica innovativa per la cura dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B-NHL. 

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Istituto dei Tumori di Milano

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