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Sensibilità al glutine: come confermare la diagnosi?

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Pubblicato il: 31-03-2015

Sanihelp.it - Passi avanti nella diagnosi della Sensibilità al Glutine Non Celiaca, detta anche SGNC, una sindrome caratterizzata da sintomi intestinali ed extra-intestinali legati all’ingestione di alimenti contenenti glutine in soggetti che non sono affetti da celiachia o da allergia al frumento.

«La SGNC è un’entità clinica recente sulla quale la comunità scientifica sta lavorando dal 2011 – dichiara il professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche, Ancona – Sono in corso numerosi trial clinici che vogliono chiarire i meccanismi fisiopatologici ma soprattutto definire standard diagnostici e terapeutici condivisi».

Attualmente la diagnosi di SGNC si basa sul riscontro di sintomi intestinali (IBS irritable bowel syndrome) ed extraintestinali (neurologici, cutanei e osteoarticolari) scatenati dall'ingestione di glutine in soggetti in cui è stata esclusa sia la diagnosi di celiachia che di allergia al grano.

«La conferma che un individuo sia sensibile al glutine può venire solo da trial in doppio cieco con placebo, procedura difficile da attuare e applicata solo nel campo della ricerca - precisa il Professor Umberto Volta, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Università di Bologna e membro del Board Scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (A.I.C.) – I trials finora effettuati hanno dato risultati discordanti a causa di vari fattori, quali i diversi criteri di selezione dei pazienti studiati, le differenti dosi e modalità di somministrazione di glutine o grano e l’inclusione o meno del crossover.

Ciò ha sollevato il dubbio che il glutine non fosse il trigger di questa sindrome, la cui sintomatologia sembrava poter essere controllata con una dieta a basso contenuto di oligo mono-di-saccaridi fermentescibili e polioli, contenuti anche nel grano, oltre che in numerosi altri alimenti».

Il ruolo del glutine come fattore scatenante della SGNC è confermato da due studi. Uno ha dimostrato un significativo peggioramento complessivo dei sintomi in seguito all’assunzione di glutine (4,375 g/die in capsule) rispetto al placebo. L'altro ha dimostrato una ricaduta sintomatologica nel 26% dei pazienti dopo l’assunzione di glutine rispetto al placebo.

«La diagnosi di SGNC richiede quindi la definizione di un protocollo diagnostico specifico, che passa sia attraverso la continua ricerca e la validazione di biomarkers – aggiunge il professor Catassi – e sia attraverso la standardizzazione di trial in doppio cieco con crossover che sia applicabile con le stesse modalità a livello internazionale, al fine di evitare restrizioni dietetiche non necessarie».



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Dr Schar

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