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Le targhe alterne fanno bene?

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Pubblicato il: 22-02-2005

Di fronte al blocco della circolazione a targhe alterne tutti ci siamo chiesti: «ma servono davvero?» Abbiamo cercato di scoprirlo, e di capire qual è il pericolo reale.

Sanihelp.it - In queste settimane il nuovo incubo degli italiani si chiama circolazione a targhe alterne.
Le poche strade libere sono intasate a tutte le ore, i mezzi pubblici esplodono, e chi vive fuori dalle grandi città ben collegate deve arrangiarsi come può rimanendo al lavoro fino a notte o scambiando le macchine come fossero figurine. «Se mi dai la pari ti offro un pranzo, oppure ti presto la dispari per due giorni».

Ma tutti questi sforzi servono davvero? Le autorità difendono il frutto del loro sforzo intellettuale propinandoci i dati sui livelli dell’inquinamento atmosferico, e assicurando che il caos da targa alterna è il prezzo da pagare per non essere soffocati dalle polveri sottili.

Ma sono davvero così dannose queste sostanze? Lo abbiamo chiesto a Claudio Donner, presidente dell’Associazione Italiana Malattie Respiratorie (AIMAR).
«Il problema dei particolati fini prodotti dalla combustione di motori e riscaldamenti», ci spiega, «è che essendo di dimensioni inferiori ai 10 micron riescono a penetrare nelle parti più interne dei polmoni, i bronchioli, causando infiammazioni e ostruzioni che impediscono la normale secrezione. Di certo non si tratta di un effetto positivo, soprattutto per le categorie a rischio come bambini e anziani, ma nemmeno di un fenomeno eccessivamente preoccupante: si tratta di danni respiratori nulli rispetto a quelli del fumo».

Insomma è peggio fumare una sigaretta che fare una passeggiata in tangenziale nell’ora di punta. Lo prova il fatto che non esistono dimostrazioni scientifiche di danni polmonari dovuti a inquinamento atmosferico, mentre il fumo è l’unico fattore di rischio certo per il tumore al polmone e altri disturbi quali enfisema e bronchite cronica.

«Certo», continua Donner, «alcuni dati dimostrano che vivere in grandi città molto inquinate comporta l’acutizzazione di malattie già presenti come la bronchite, ma non bisogna esasperare la cosa».

Alla luce di queste affermazioni l’idea della circolazione a targhe alterne sembra sempre più una manovra demagogica senza utilità, tanto più che non serve a risolvere il problema.
Per dare davvero un calcio all’inquinamento servirebbero scelte strategiche serie.
Se pensiamo che una delle centrali termoelettriche da cui traiamo energia inquina come una città di 100.000 abitanti, che il nostro parco macchine è uno dei più vecchi e inquinanti d’Europa e che la maggior parte degli impianti di riscaldamento sono obsoleti e hanno efficienze bassissime, verrebbe voglia di bloccare la circolazione di certi politici anziché quella delle macchine.

Bisognerebbe cercare soluzioni vere, come l’utilizzo di energia pulita di tipo idroelettrico, eolico o solare.

Il problema è talmente complesso che si rischia di demonizzarne solo l’aspetto più evidente.
«Non si parla mai», ci dice Donner, «dell’inquinamento indoor, quello legato all’esalazione di idrocarburi volatili e anidride solforosa dalle fiamme libere dei fornelli. Le casalinghe che passano ogni giorno almeno un’ora ai fornelli sono molto più inquinate di chi passeggia per le vie cittadine. E lo stesso vale per chi è esposto al fumo passivo, infinitamente più dannoso dell’inquinamento atmosferico. Ritengo che la nuova legge antifumo stia facendo molti più favori alla nostra salute che non qualsiasi manovra per ridurre le polveri sottili nell’aria».

Ora i politici delle targhe alterne ci devono qualche risposta.


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Redazione Sanihelp.it

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