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Dopo il recente annuncio di Angelina Jolie

Chirurgia preventiva? Le riflessioni di AIOM

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Pubblicato il: 31-03-2015

L'ovariectomia deve rientrare nel percorso di cura e le pazienti devono essere informate circa le conseguenze. In Italia va inoltre migliorato l'accesso al test genetico per le pazienti a rischio.

Chirurgia preventiva? Le riflessioni di AIOM © Thinstock

Sanihelp.it - Qualche giorno fa l’attrice Angelina Jolie ha reso noto di essersi sottoposta a un intervento di asportazione delle ovaie e delle tube di Falloppio per ridurre il rischio di tumore, in quanto portatrice della mutazione al gene Brca 1 (breast cancer susceptibility gene 1) con fattore di rischio per seno e a ovaie. Nel 2013 la Jolie si era sottoposta anche a una doppia mastectomia preventiva. Una scelta che anima un vivace dibattito e che però rappresenta un’occasione di riflessione sia per i clinici sia per le pazienti, come sottolinea il professor Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

«I medici devono avere la capacità di parlare con la donna a rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio e di spiegarle tutte le conseguenze a cui va incontro a seguito dell’intervento di asportazione dell’organo. È indispensabile che la paziente abbia la capacità e gli strumenti per valutare tutti i pro e i contro. Il 40% delle donne con mutazione del gene BRCA sviluppa il cancro dell’ovaio. Va anche sottolineato che i controlli non permettono una diagnosi precoce, perché non esiste uno screening efficace per una malattia che non presenta sintomi chiari. Ma la scelta di sottoporsi all’intervento chirurgico deve rientrare in un articolato percorso di cura, in base al programma di vita della donna. Questo tipo di tumore può colpire persone molto giovani, anche di età inferiore ai 30-40 anni. Le conseguenze dell’operazione sono l’infertilità e la menopausa precoce, una decisione di questo tipo deve essere ponderata e valutata in profondità». 

Ogni anno 4.900 italiane sono colpite dal tumore dell’ovaio. «Otto diagnosi su 10 giungono quando il cancro è ormai in fase avanzata. In questi casi, la sopravvivenza delle pazienti è solo del 30%. Dato che si inverte radicalmente se la malattia viene scoperta in tempo. Allo stadio iniziale, infatti, la probabilità di vincere il cancro raggiunge il 90%. AIOM ha già stilato un documento operativo sulle migliori strategie d’azione con i ginecologi della SIGO (Società di Ginecologia e Ostetricia), predisponendo una serie di indicatori che le Unità Operative di riferimento sul territorio devono rispettare.

Nel nostro Paese va migliorato un aspetto fondamentale, l’accesso al test genetico per tutte le donne a rischio, cioè quelle che hanno avuto un tumore al seno da giovani o che presentano una forte familiarità. E deve essere gestita con attenzione la fase successiva a questo esame, per definire con la paziente il percorso di cura. Va sviluppata la cultura del counselling genetico, con tutti gli attori coinvolti: l’oncologo, il genetista e lo psicologo. Solo così potremo capire a fondo le aspettative della donna. Inoltre questo test non è solo preventivo, ma indica anche la sensibilità delle donne già affette da tumore ovaio a una categoria di farmaci, i PARP inibitori, che agiscono nei tumori causati dalle alterazioni dei geni BRCA. AIOM insieme alle altre Società Scientifiche coinvolte, proprio in questi giorni, sta producendo delle Raccomandazione per la gestione del test per BRCA nell’ambito del carcinoma ovarico».

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa AIOM

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