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La cosiddetta chemioterapia intelligente

Con i nanofarmaci migliora la sopravvivenza

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Pubblicato il: 14-04-2015

Si chiama chemioterapia intelligente e grazie a particelle di dimensioni nanometriche supera le barriere che circondano il tumore e porta il farmaco proprio al cuore della cellula malata, bloccando così la crescita tumorale.

Con i nanofarmaci migliora la sopravvivenza © Thinstock

Sanihelp.it - La chemioterapia intelligente si avvale di particelle nanometriche, cento volte più piccole di un globulo rosso, e consente di somministrare il farmaco in dosi maggiori rispetto alla maniera tradizionale con anche una diminuzione degli effetti collaterali. Nei tumori del seno e del tumore si è registrato un miglioramento importante della sopravvivenza. Per la prima volta in vent’anni poi sono emersi risultati positivi anche nel tumore del pancreas, storicamente molto difficile da trattare.

Le nanotecnologie sono state al centro del convegno nazionale sulle Nuove frontiere nel trattamento dei tumori, svoltosi di recente a Bari e realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

Il presidente di AIOM, professor Carmine Pinto, spiega: «Un nanometro equivale a un miliardesimo di metro. Le nanotecnologie stanno cambiando radicalmente la lotta alle neoplasie perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione del trattamento. Per la prima volta, infatti si può parlare di chemioterapia target. Una particella di circa 100 nanometri infatti è in grado entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10.000 ai 20.000 nanometri, e di interagire con il DNA e con le proteine. La nuova terapia, nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso un farmaco chemioterapico (paclitaxel) che viene così trasportato direttamente nella sede del tumore». 

È già stata approvata nel nostro Paese nel tumore del seno e, lo scorso febbraio, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha stabilito la rimborsabilità per il trattamento del cancro del pancreas.

«La chemioterapia – aggiunge la dottoressa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM – costituisce un’arma fondamentale nella neoplasia del seno. Oggi, grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni, l’87% delle pazienti guarisce. Però, quando la malattia è in fase metastatica, le opzioni si riducono. Ecco perché è fondamentale disporre di un nuovo trattamento che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza del 20% nella patologia avanzata».

Buone novità anche per quanto riguarda il tumore del pancreas che nel 2014 nel nostro Paese ha fatto registrare 12.700 nuovi casi. Con il 7% dei decessi, rientra tra le prime 5 cause di morte per cancro soltanto nel sesso femminile, ma nelle età centrali della vita (50-69 anni) occupa il quarto posto tra gli uomini (7%) e le donne (7%).

«È un nemico insidioso perché in fase precoce non mostra sintomi specifici e solamente il 15-20% dei casi è individuato in stadio iniziale. La chirurgia offre l’unica possibilità realistica per curare questa neoplasia. Ma, al momento della diagnosi, circa l’80% dei pazienti si trova in uno stadio in cui non è possibile garantire una radicale resezione chirurgica, perché la malattia è già metastatica o localmente avanzata. In questi casi l’aspettativa di vita media è compresa fra 3 e 6 mesi. Con nab-paclitaxel la sopravvivenza dei pazienti è aumentata del 27%. Si tratta di un risultato davvero straordinario», spiega il dottor Michele Reni, dell’Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica

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