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Boom di protesi per lui

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Pubblicato il: 21-04-2015

In aumento le richieste di protesi al pene per chi soffre di un grave problema di erezione. Ora si opera anche in anestesia locale, in day hospital.

Boom di protesi per lui © Thinstock

Sanihelp.it - La primavera, con il risveglio degli ormoni (testosterone compreso) e del desiderio sessuale è anche la stagione giusta per ricorrere alla chirurgia in caso di un grave deficit erettile, quello ciò che non risponde ai farmaci: con le tecniche più innovative, dopo circa 40 giorni si può tornare a una normale vita sessuale, quindi pronti per l’estate e le vacanze.

Parliamo in particolare di protesi per il pene: «In Italia se fanno circa 350 l'anno, ma sta aumentando il numero di chi le sceglie» spiega Gabriele Antonini, urologo-andrologo dell'Università Sapienza di Roma specializzato proprio nell'impianto di protesi idrauliche peniene.  Queste ultime sono dispositivi che permettono di ottenere un’erezione completa e non perenne, anche se non spontanea: sono costituite in pratica da un sistema a circuito chiuso, composto da due cilindri, inseriti nel pene, collegati a una pompa di controllo, posta a livello dello scroto e a un serbatoio, inserito dietro il pube, vicino alla vescica, che contiene una soluzione fisiologica. Azionando la pompa, il liquido dal serbatoio va nei cilindri, permettendo l’erezione. A rapporto concluso, basta azionare nuovamente la pompa, perché il liquido dai cilindri torni nel serbatoio e l’organo maschile a riposo.

La chirurgia, secondo anche quanto emerso al recente meeting nazionale sul tema tenutosi a Bologna, può essere un’ottima soluzione ai problemi di erezione: «I farmaci possono compensare una disfunzione erettile minima ma se si ha il diabete o si è subito un intervento di chirurgia pelvica si avrà questo tipo di problema nel 90% dei casi. E un impianto di protesi al pene può ridare un vita sessuale completa» spiega il chirurgo. «Chi ha la protesi è assolutamente soddisfatto dei risultati e non tornerebbe indietro».

E se ha intimorire è l’intervento, c’è nuova tecnica di impianto meno invasiva delle tradizionali, messa a punto proprio dal dottor Antonini, e che si effettua in day hospital e con l'anestesia locale: «Si fa un'incisione di 2,5 centimetri alla base dell'organo sessuale e si procede a una dilatazione dei corpi cavernosi per l'inserimento della protesi. Questo tipo di procedura permette di ridurre quasi a zero gli ematomi e le infezioni dovute alle complicanze» dice il chirurgo.  

Un’operazione che non conosce età: vi ricorrono, infatti, uomini «dai 30 agli 80 anni», rivela l’esperto che conclude: «L’importante che non ci siano alterazioni del tessuto endoteliale e che nei soggetti giovani non si sia una fuga venosa. Quest'ultima condizione non preclude l'erezione, ma il suo mantenimento nel tempo».  

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