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Uno stile di vita sostenibile? Risponde EAT

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Pubblicato il: 18-05-2015

Sanihelp.it - «Dalla ricerca scientifica americana è emerso come, per la prima volta nella storia dell’umanità, le nuove generazioni potrebbero trascorrere un arco di vita in buona salute più breve rispetto a quello dei loro genitori – esordisce il dottor Paolo Rotelli, Vice Presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato – Eccettuati i fattori ambientali, i rischi più significativi per la salute derivano da sovrappeso, diabete e obesità, tre condizioni efficacemente trattabili attraverso l’educazione alimentare».

Proprio dall’intenzione di promuovere un’alimentazione corretta e limitare così le dannose conseguenze derivate da un consumo eccessivo di junk food (ovvero di cibo spazzatura), è nato ‘EAT. Alimentazione sostenibile’, un progetto che ha preso corpo coinvolgendo inizialmente gli studenti di alcune classi delle scuole medie di San Donato milanese.

«L’alimentazione sana è una tematica che interessa tutte le età, ma ci siamo rivolti in primo luogo ai ragazzi di undici e dodici anni perché la nostra idea era quella di riuscire a coinvolgere anche la famiglie» spiega la dottoressa Gilda Gastaldi, fondatrice e sostenitrice del progetto EAT.

Il progetto si è dipanato in due direzioni, da una parte attraverso la raccolta di alcuni dati medici come il peso, la circonferenza addominale e la pressione, e dall’altra indagando sullo stile di vita degli studenti attraverso un diario su cui ognuno ha dovuto trascrivere gli alimenti assunti durante i pasti e le attività svolte durante il giorno (per esempio la quantità di ore spese per giocare ai video-games, andare in bicicletta, passeggiare, etc.).

Ad ogni partecipante poi, non solo è stato fornito un contapassi in grado di calcolare il moto effettivo compiuto quotidianamente, ma è stato anche inviato un sms di supporto con cadenza settimanale finalizzato a incentivare lo svolgimento di attività fisiche rispetto a quelle sedentarie, ed il consumo di cibi salutari rispetto a quelli nocivi.

«Ma avevamo un problema: i distributori di merendine contenenti cibi non adatti alla fascia di età dei partecipanti e soprattutto dannosi per la salute delle loro arterie! – spiega la dottoressa Gastaldi – Bisogna infatti ricordare che mangiare male fin da giovani può causare sul lungo periodo un pericoloso accumulo di grasso nelle arterie, causa della formazione di placche aterosclerotiche già in giovane età».    

Ecco il motivo per cui il progetto EAT, trasformatosi quindi in un vero e proprio marchio, si è poi mosso verso l’ideazione di un distributore automatico completamente privo di alimenti contenenti olio di palma e di cocco, margarine e grassi idrogenati.

«Abbiamo però lasciato il burro e la panna, in quantità controllate, e lo yogurt, perché riteniamo che sia un alimento sano – aggiunge la dottoressa Gastaldi – Al posto dei dolcificanti utilizziamo invece gli zuccheri naturali dei cereali e della frutta. Abbiamo inoltre inserito delle bevande che non siano addizionate con gli zuccheri».

Insomma, dopo che il progetto nelle scuole si è concluso con un percentuale media di peso perso tra gli studenti del 5%, EAT mira a diventare un vero e proprio rappresentante di uno stile di vita sostenibile e salutare, una direttiva su cui si basa proprio la concezione dei distributori automatici di snack, del servizio di catering e del ristorante di prossima apertura a marchio EAT. 

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
EAT. Alimentazione sostenibile (Triennale di Milano, 15 maggio 2015)

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