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La nostra capacità d'attenzione è minore di quella dei pesci

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Pubblicato il: 21-05-2015

Sanihelp.it - «I pesci non sono fatti per vivere rinchiusi. L'acquario di cambia dentro». Si tratta di un'affermazione di Branchia, uno dei protagonisti di uno dei capolavori dell'animazione Pixar «Alla ricerca di Nemo». Il film narra le avventure del timoroso pesce pagliaccio Marlin, che vaga per gli oceani per ritrovare il figlio, rapito da un motoscafo e ora ostaggio dell'acquario di un dentista. Lo aiuta nell'impresa Dory, un ingenuo, sbadato pesce chirurgo femmina afflitta da gravi problemi di memoria a breve termine: non è infrequente vedere il personaggio doppiato da Carla Signoris iniziare un discorso, e poi dimenticarsi di ciò che stava dicendo nel bel mezzo di una frase.

In effetti, la maggior parte delle riuscitissime gag comiche del film è affidata a Dory: ma cosa succederebbe se qualcuno ci dicesse che, in realtà, noi siamo come lei? Rideremmo ancora di gusto? È quello che vorrebbe scoprire la Microsoft, che in Canada ha condotto uno studio secondo il quale l'uso eccessivo e simultaneo di troppi dispositivi elettronici ridurrebbe la nostra capacità di concentrazione, di attenzione, di memoria a soli otto secondi: quella dei pesci rossi, per fare un esempio, si attesta sui nove.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno intervistato 2 mila canadesi e sottoposto a elettroencefalogramma 112 volontari. I risultati hanno evidenziato un notevole calo della capacità di concentrazione: se nel 2000 si attestava sui 12 secondi, dopo quindici anni il tempo medio è calato di ben 4 secondi. Colpa appunto di tablet, smartphone, computer e quant'altro, che ci abituano senz'altro al multitasking, caratteristica particolarmente apprezzata in sede di colloquio di lavoro che se vogliamo rappresenta anche una conquista e un progresso per il genere umano, ora capace di processare velocemente ogni dettaglio e fare più cose allo stesso momento: tuttavia, ci induce anche a saltellare da un'informazione all'altra, senza davvero offrire la giusta attenzione a nulla.

Secondo gli studiosi canadesi, tale risultato si spiegherebbe con l'appetito di conoscenza del cervello: la nostra mente è infatti un po' come fosse dipendente dalle informazioni, vera e propria drogata di conoscenza. Una volta abituata ad una mole massiccia di input, non riuscirebbe più a farne a meno, anzi ne pretende sempre di più: questa autentica ossessione spiegherebbe i successi di siti internet quali social network e chat, che riempiono il frequentatore di migliaia di stimoli contemporaneamente, oltre al motivo per cui ci sentiamo spesso a disagio nello spegnere il computer o nel non avere a portata di mano lo smartphone.

Tale scoperta risulta coerente con un'altra analisi, condotta recentemente dalle americane National Center for Biotechnology e dalla National Library of Medicine: secondo la sperimentazione statunitense, il 79% dei soggetti presi in considerazione utilizzano i propri dispositivi mentre guardano la televisione; più del 50% osserva il proprio cellulare almeno una volta ogni 30 minuti; mentre il 73% dei giovani tra i 18 e i 24 anni d'età danno un'occhiata al proprio telefonino come ultima cosa da fare prima di andare a dormire. Insomma, siamo diventati dipendenti dall'iperconnessione: ma... fate attenzione a ciò che vi succede intorno, se non volete diventare come Dory!



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Microsoft, National Library of Medicine, National Center for Biotechnology

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