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Cosa possono fare la scuola e la famiglia?

Disturbi del linguaggio: si curano attraverso il gioco

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Pubblicato il: 26-05-2015

Più di 500 mila bambini hanno disturbi del linguaggio. A disposizione di specialisti, scuola e famiglia c'è uno strumento utile e semplicissimo: il gioco.

Disturbi del linguaggio: si curano attraverso il gioco © Thinstock

Sanihelp.it - Il gioco delle imitazioni, il gioco del far finta, la tombola sonora, il girotondo delle rime. Sono solo alcune delle medicine che vengono utilizzate dal logopedista per curare i ritardi e i disturbi del linguaggio (dislessia, disgrafia, dell’articolazione, dell’eloquio, del linguaggio espressivo e altri).

Colpiscono circa il 10% dei bambini in età prescolare e intorno al 5-6% di quelli in età scolare, intorno ai 574 mila piccolini, un dato che esclude il sommerso e l’incognita dei figli di stranieri.

Fondamentale un intervento precoce, per promuovere progressi linguistici a breve termine e ridurre gli effetti cumulativi del ritardo di linguaggio, che può influire sullo sviluppo emotivo e il comportamento del bambino. Ed è qui, data l’età del piccoli pazienti, che il gioco ha un ruolo fondamentale.

Così come è fondamentale che le attività siano ripetute nel contesto familiare, usando parole semplici, ma di forte impatto comunicativo, inserite in contesti di gioco. 

Di fronte a disturbi specifici di linguaggio (dell’articolazione, dell’eloquio, del linguaggio espressivo e altri), il logopedista sceglie le strategie, il contesto, gli strumenti (giochi vari o di ruolo, lettura di un libro) e i materiali per produrre situazioni dove le parole conducono e vengono stimolate alla riproduzione in maniera indiretta. Le strategie possono essere di diverso tipo: centrate sul bambino, che promuovono l’emergere del discorso, o che modellano il linguaggio.   
   
«Se pensiamo alla fascia 1-3 anni, con ritardo di linguaggio che deve passare dalle parole onomatopeiche (ripete solo parole bisillabiche: pappa, tato, tata o versi  e suoni di animali o oggetti pum pum, pèpè) ad altre più complesse – spiega la dottoresssa Tiziana Rossetto, presidente di Fil – dovremo agire con strategie in grado di richiamare la sua attenzione che prevedono, per esempio, le imitazioni (il bambino imita quello che il logopedista o pupazzi e marionette dicono in un contesto di gioco).

Simulare situazioni di routine (preparare la pappa, mettere a nanna; il dottore: un pupazzo si è fatto male; il maestro: il bambino insegna lui ai pupazzi) che stimolano l’imitazione, e dove il logopedista interviene conducendo il ruolo centrale, stimola il bambino nell’immedesimazione a proporre risposte con senso adeguato elaborando i vissuti personali. Con le parole, si possono esprimere tanti atti comunicativi nel bambino, che viene attratto dal gioco di ruolo sentendosi protagonista.

Anche gli oggetti possono diventare importantissimi: il bambino sceglie un oggetto che gli piace e lo interessa, il logopedista adatta il suo intervento comunicativo e linguistico sul gioco scelto. In questo modo usa indirettamente le parole o forme verbali spesso pronunciate male, riformulandole in maniera corretta senza pretendere che il bambino le ripeta ma usandole da sfondo, facilitandone l’interazione.

Anche la tombola dei suoni – riconoscere gli strumenti musicali, usare la voce per esprimere le diverse intonazioni ed emozioni, produrre suoni e riprodurre melodie semplici, riconoscere i rumori all’interno di categorie diverse – può essere stimolante.

Se invece ci rivolgiamo alla fascia 3-5 anni, il gioco delle imitazioni deve essere affinato, prolungando e stressando i suoni che ci interessano, affiancandoli a informazioni visive e propriocettive (uso dello specchio).

Denominare coppie minime (pollo-bollo, sacco-tacco, lana-rana), giocare con le tombole sonore che riproducano queste coppie e facendo comprendere l’errore di pronuncia quando il bambino capita nella casella (per esempio lana al posto di rana): così si crea un conflitto cognitivo che trascina il bambino alla comprensione della corretta produzione e assegnazione del giusto fonema, nella sua espressione che caratterizza il disturbo specifico di linguaggio.  

La scelta del clinico di adottare un tipo di approccio rispetto ad un altro è sempre motivata dagli esiti di una valutazione e un bilancio logopedico delle competenze comunicative e cognitivo- linguistiche. Relativamente al tipo di disturbo, si possono individuare interventi che hanno varie forme: centrate sul bambino di tipo diretto o di gruppo, o centrate sui genitori, ai quali si fornisce un supporto diretto, tipo training di gruppo o individuale, oppure la combinazione di più opzioni». 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
XI Congresso nazionale della Federazione Italiana dei Logopedisti

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