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Protonterapia in pediatria: primo caso in Italia

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Pubblicato il: 09-06-2015

Si chiama protonterapia ed è un trattamento innovativo che ha iniziato nel nostro Paese una bambina di nove anni affetta da cordoma, un tumore raro.

Protonterapia in pediatria: primo caso in Italia © Web

Sanihelp.it - Ha nove anni la prima paziente pediatrica che nel nostro Paese ha iniziato la protonterapia, un trattamento innovativo che si avvale di fasci di protoni. La bimba è affetta da cordoma, una rara forma tumorale che in genere colpisce il sacro o la base cranica, ovvero i due estremi della colonna vertebrale.

La protonterapia è una forma di radioterapia che consente di colpire il tumore con fasci di particelle subatomiche (protoni) prodotti da un acceleratore simile, con le debite proporzioni, a quello del Cern di Ginevra. I primi studi, seppur pochi, dimostrano l'efficacia di tale approccio anche per i tumori pediatrici. Si tratta di una metodica efficace almeno quanto la radioterapia classica, ma con minori effetti tossici a lungo termine che, soprattutto nel caso dei bambini, possono portare allo sviluppo di altre patologie, anche gravi.

La protonterapia è un trattamento all’avanguardia, utilizzato solo in 48 centri in tutto il mondo e per la piccola paziente è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) di Trento.

La bambina è stata sottoposta a un complesso percorso diagnostico e clinico, culminato con l’asportazione chirurgica di una porzione del tumore che aveva alla base del cranio. Proprio a causa della localizzazione della neoplasia, l’equipe del professor Franco Locatelli, responsabile dell’Oncologia pediatrica del Bambino Gesù, ha deciso di avviarla alla protonterapia. La classica radioterapia, infatti, avrebbe avuto effetti collaterali troppo pericolosi tenendo conto della zona su cui sarebbero stati diretti i fasci radianti. In tutto saranno effettuate 41 frazioni (dal lunedì al venerdì) per un totale di circa due mesi di trattamento.

«Si tratta di una tecnica che, soprattutto nei bambini, comporta meno effetti collaterali a lungo termine, poiché permette di risparmiare quanto più possibile i tessuti sani che non sono stati colpiti dal tumore – spiega la dottoressa Angela Mastronuzzi, neuro-oncologa pediatra del Bambino Gesù - I protoni, infatti, hanno la peculiarità di rilasciare energia direttamente nella sede del tumore, senza compromettere i tessuti sani intorno. Negli Stati Uniti è usata già da molti anni per il trattamento dei pazienti pediatrici, soprattutto di quelli affetti da tumori del sistema nervoso centrale». 

«Il centro di Trento ha iniziato la sua attività alla fine del 2014 trattando già un buon numero di pazienti adulti con sicurezza, cosa che ci ha spinto a sviluppare l’approccio proposto dai colleghi del Bambin Gesù – commenta il dottor Maurizio Amichetti, Direttore del centro di Trento – dopo un confronto che ci ha permesso di analizzare le numerose e complesse peculiarità di un caso estremamente difficile da affrontare. Tale approccio potrà nel prossimo futuro far rientrare nella casistica italiana i pazienti che attualmente vengono inviati in altri centri di protonterapia nel mondo per un approccio innovativo e sempre più usato che potrà permettere, nei casi indicati, effettivi vantaggi soprattutto in termini di risparmio dei tessuti sani nel trattamento dei piccoli pazienti».

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

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