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Diete low carb? Gli italiani dicono no, viva la pasta

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Pubblicato il: 16-06-2015

Sanihelp.it - Toglieteci tutto ma non la pasta. Gli italiani, anche a dieta, non rinunciano ai carboidrati, colonna portante dell’alimentazione mediterranea. Lo rivela una ricerca Doxa commissionata da Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane).  

La ricerca rivela che solo il 5% degli italiani ha sentito parlare delle diete low carb, a basso apporto di carboidrati. Soltanto il 2% dei nostri connazionali ha dichiarato di averne seguita una.

Molto bassa (18%) è anche la percentuale di chi si dimostra interessato a seguirla in futuro, per lo più uomini che vivono in piccoli paesi del Centro e del Sud Italia. Di coloro poi che hanno sperimentato una delle tre diete low-carb più famose (nell’ordine: Zona, Dukan e Paleolitica), 1 su 3 si è dichiarato insoddisfatto, la metà perché non riusciva a fare a meno di pane e pasta e il resto perché non otteneva i risultati sperati.

La dieta ideale resta, per il 72% degli italiani, quella mediterranea, basata sui carboidrati di pane e pasta. La dieta iperproteica è considerata valida solo dall’11%, mentre il 17% afferma di preferire quella vegetariana o addirittura vegana.

Il 70% le considera un controsenso nel Paese della dieta mediterranea, tanto che il 57% è convinto che non le seguirà mai. Per il 53% è impossibile rinunciare alla pasta e al pane (45%). Alla pasta non sanno dire di no soprattutto gli uomini under 24, nativi dei piccoli centri del Mezzogiorno e delle isole. Per il 90% la pasta fa anche bene alla salute. 

A supportare l'idea che la pasta non fa ingrassare, sono i numeri: in Italia mangiamo in media circa 25 chili di pasta all’anno, tre volte più degli americani. Eppure il tasso di obesità tra gli adulti d’oltreoceano è intorno al 30%, tre volte quello italiano. 

La principale accusa rivolta ai carboidrati è di provocare picchi glicemici responsabili di una risposta meno efficace all’insulina, favorendo malattie come diabete e obesità. Si tratta di un equivoco basato sulla differenza tra carboidrati semplici e complessi. I secondi, a lento assorbimento, provocano un più graduale innalzamento della glicemia e contribuiscono a creare una sensazione di sazietà (che equivale a un indice glicemico basso). Appartengono a questo gruppo la pasta cotta al dente, gli ortaggi e la frutta, tutti con indice glicemico al di sotto di 55.

La cottura al dente è fondamentale, visto che la cottura prolungata, attraverso una maggiore liberazione dell’amido, rende più rapida la digestione e più alto il picco glicemico postprandiale.

D’altra parte il controllo glicemico è favorito anche da un’alimentazione ad alto contenuto di carboidrati e fibre (più di 30 grammi di fibre al giorno e almeno il 50% idrosolubili). I cibi più ricchi di fibre sono frutta, legumi, avena (fibre solubili), cereali integrali, crusca di frumento e verdure (insolubili).

Pertanto, non sono i carboidrati, tantomeno quelli complessi come la pasta, a essere responsabili dell’obesità, bensì le calorie in eccesso, dovute spesso ai sughi e ai condimenti aggiunti alla pasta. 



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