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Fertilità

Aspiranti papà? L'estate è la vostra stagione

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Pubblicato il: 16-06-2015

Il risveglio degli ormoni è primaverile, ma sono luglio e agosto i mesi in cui il maschio è più fertile. Scoperta tutta italiana.

Aspiranti papà? L'estate è la vostra stagione © Thinstock

Sanihelp.it - Si prepara un’estate di fuoco per quelle coppie che desiderano allargare la famiglia perché sarebbero proprio i prossimi mesi estivi di luglio e agosto quelli in cui la fertilità maschile è al top. A scoprirlo uno studio tutto italiano, durato ben undici anni e che ha coinvolto oltre 5000 uomini (per la precisione 5188), trattati per problemi di fertilità, condotto dall’Azienda ospedaliera di Parma e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Chronobiology International.

Si tratta, infatti, di uno studio nell’ambito della cronobiologia, la branca della medicina che studia il rapporto tra le funzioni biologiche e il tempo. Tutte le funzioni naturali dell’organismo, infatti, seguono delle fluttuazioni scandite da quello che oggi viene chiamato orologio biologico, secondo ritmi variabili, giornalieri, ma anche mensili e stagionali.

Secondo la cronobiologia, se il sesso è finalizzato alla procreazione,  è consigliabile avere un rapporto al mattino, quando raggiunge il suo picco il livello di testosterone, l’ormone che influisce sulla fertilità maschile e che, tra l’altro, regola anche piacere e desiderio.

I ricercatori italiani hanno voluto verificare se esistono anche variazioni stagionali in alcuni aspetti funzionali dello sperma umano. E ci sono riusciti. Hanno, infatti, evidenziato come durante l’estate si registri il picco della fecondità maschile: il 65,3% dei soggetti esaminati ha fatto registrare una motilità degli spermatozoi superiore al 40% proprio nella stagione calda, in particolare nei mesi di luglio e agosto, risultando doppia rispetto a quella registrata a gennaio. «I responsabili sono i cambiamenti stagionali nei livelli di alcuni ormoni, tra cui il testosterone» ha spiegato Alfredo De Giorgi, l'autore dello studio, in un’intervista a The Indipendent.  

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