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Infezioni sessuali

Si studia vaccino contro la clamidia

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Pubblicato il: 23-06-2015

Promettenti i primi risultati pubblicati. L'obiettivo è contrastare una malattia che, pur senza sintomi particolarmente evidenti, è capace di portare alla sterilità.

Si studia vaccino contro la clamidia © Thinstock

Sanihelp.it - La clamidia è tra le più comuni malattie sessualmente trasmissibili. Causata dal batterio chlamydia tracomatis, che colpisce soprattutto pene e cervice, a seguito di un rapporto orale, può infettare anche la gola. Eventuali sintomi si manifestano a 1-3 settimane dal contagio, e si tratta, nella donna, di prurito, bruciore e perdite vaginali, possibili dolori durante il sesso, ma anche dolori addominali e febbre, mentre nell’uomo bruciore e frequente stimolo ad urinare, perdite purulente dall’uretra ed eventualmente febbre.

Il problema, però, è che nel 70% circa delle infezioni alla donna e nel 50% di quelle a carico dell’uomo, la clamidia non dà sintomi, per questo può non essere avviata la cura antibiotica. Se non trattata tempestivamente, la clamidia può rimanere attiva nel corpo per circa 14 mesi, durante i quali può provocare malattie infiammatorie pelviche e sterilità. Nelle donne, in  particolare, può danneggiare le tube di Falloppio, è ed anche una causa comune di gravidanza extrauterina, causa principale di aborto nei primi tre mesi di gravidanza.  Nei Paesi in via di sviluppo, poi, è l’infezione maggiormente responsabile di cecità, perché il batterio riesce a infettare anche gli occhi.

Per questo da tempo si cerca di mettere a punto un vaccino. Per la verità ci avevano già provato circa mezzo secolo fa, ma allora aveva avuto effetto contrario, portando l’organismo a tollerare meglio i batteri della clamidia, consentendone quindi la loro diffusione.

Oggi ci riprovano ricercatori dell'Harvard Medical School con un vaccino appena testato sui topi. I primi risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Science, sono promettenti: «I topi che hanno avuto il vaccino cSAP hanno eliminato la clamidia molto rapidamente e sono riusciti a eliminarla completamente in modo più veloce rispetto agli animali che hanno sviluppato l'immunità naturale dopo una precedente infezione» ha dichiarato Ulrich von Andrian, autore dello studio. Serviranno però ulteriori test e poi gli studi sull’uomo prima di poter sapere se ci sarà o meno un vaccino anticlamidia. Intanto il profilattico resta lo strumento più importante per proteggersi da questa infezione.

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Agi

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