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Da una pianta nuove speranze per la cura del glioblastoma

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Pubblicato il: 01-07-2015

Sanihelp.it - La ricerca di una cura per il cancro investe anche la medicina alternativa, l'erboristeria, la fitoterapia. Non sono poche infatti le piante a cui, nel tempo, sono state attribuite proprietà antitumorali: l'ultima, in ordine di tempo, sarebbe il Prunus Spinosa, arbusto tipico del Molise le cui bacche, secondo uno studio congiunto italiano coordinato dall'Istituto Superiore della Sanità, sarebbero efficaci come coadiuvanti della terapia di neoplasie al colon, alla cervice uterina e al polmone. Vero è che di tanto in tanto queste caratteristiche anti-cancro vengono in seguito smentite: ma è altrettanto indubbio che certi principi attivi presenti in alcune piante siano notoriamente utili per contrastare questo tipo di patologie.

Uno studio dei ricercatori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche della Seconda Università degli Studi di Napoli, pubblicata in questi giorni sulla rivista specializzata PLOS One, ha attribuito proprietà antitumorali all'estratto acquoso di un altro arbusto, la ruta comune, nome volgare della Ruta Graveolens, le cui proprietà terapeutiche sono riconosciute sin dalla medicina tradizionale: i suoi principi attivi rendono la sostanza da essa ricavata utile per bloccare i canali del potassio, nel trattamento delle condizioni neuromuscolari e per le proprietà emmenagoghe e spasmolitiche. Tuttavia, la sua assunzione è sempre stata controindicata, specialmente senza controllo medico, in quanto gli effetti collaterali che può provocare un sovradosaggio possono essere anche mortali, a causa della tossicità che produce specialmente a carico di fegato e reni.

Ciò nonostante, secondo i ricercatori italiani, l'estratto di ruta uccide le cellule cancerogene del glioblastoma, tumore che colpisce la glia, cellule che assieme ai neuroni costituiscono il sistema nervoso dell'essere umano. I passi avanti nel trattamento di questa malattia negli ultimi anni sono stati notevoli: se fino a poco tempo fa il tasso di sopravvivenza dopo due anni si attestava solo intorno al 10%, a causa dell'aggressività di questa particolare patologia, oggigiorno la strategia combinata che comprende radioterapia e chemioterapia sembra aver alzato questa percentuale al 40%. Ora, la speranza è che la scoperta dell'università partenopea possa innalzare ulteriormente questa statistica.

L'analisi, finanziata dal Network per la salvaguardia e la gestione delle risorse genetiche agro-alimentari AGRIGENET, dal Progetto sicurezza, sostenibilità e competitività delle produzioni agro-alimentari della Campania CARINA e dal Programma di ricerca scientifica di rilevante interesse nazionale PRIN, ha evidenziato come in vitro l'estratto acquoso della ruta comune sia capace di indurre la morte delle cellule cancerogene e di preservare quelle sane. Ora si attende di poter cominciare la sperimentazione sugli animali, affinché queste proprietà vengano confermate, passo decisivo per la definitiva consacrazione della sostanza a coadiuvante della terapia del glioblastoma sugli esseri umani.  



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Superiore della SanitÓ, Seconda UniversitÓ degli Studi di Napoli, PLOS One

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