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Procedure, primi controlli, avvio dell'allattamento

I primi giorni di vita del bebè

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Pubblicato il: 07-07-2015

Finalmente è nato! Ecco cosa succede, ora per ora, nei primi 3 giorni di vita del bambino, quando mamma e neonato sono ancora in ospedale.

I primi giorni di vita del bebè © Thinstock

Sanihelp.it - L’arrivo di un bebè è un momento lieto, ma allo stesso tempo traumatico per mamma e papà, che vengono assaliti da mille dubbi e incertezze.

Appena il bimbo viene alla luce viene sollevato per farlo vedere a mamma e papà, ma subito dopo si susseguono dei passaggi importanti, sia pure veloci. Si liberano le vie aeree con un sondino, dopodiché, prima di tagliare il cordone ombelicale, si attende che il bimbo compia almeno 2-3 atti respiratori: è un’attesa importante da rispettare, che consente al sangue placentare di passare al bebè e di ossigenarlo meglio, prevenendo disturbi come anemia neonatale o cali pressori.

Nella pancione infatti il polmone non riceve sangue, ma è solo con i primi atti respiratori che i polmoni si espandono e il sangue può irrorarli efficacemente. Per favorire l’afflusso, il neonato viene appoggiato su un piano leggermente più basso rispetto alla mamma, anche se sono le stesse contrazioni uterine, unitamente agli atti respiratori del neonato, a pompare il sangue verso il bambino.

A un minuto dalla nascita, si valuta il primo indice di Apgar, con il quale si verifica il benessere del neonato attraverso 5 parametri: la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, i riflessi, il tono muscolare e il colorito.

Dopo queste operazioni, che in tutto durano pochi istanti, il piccolo viene asciugato, avvolto in un telo e appoggiato alla mamma: così si evita un raffreddamento corporeo. Va bene anche il contatto pelle a pelle, ma la schiena deve essere ben protetta.

Una volta in braccio alla mamma, il bambino può essere attaccato al seno. Si tenga presente che nella prima mezz’ora di vita in genere il neonato è molto attivo, dopodiché segue una fase fisiologica di rilassamento dopo lo stress del parto, in cui è normale che si addormenti. Ecco perché i 20-30 minuti successivi alla nascita sono quelli ideali in cui cominciare ad allattarlo, per stimolare da subito la produzione del latte e favorire il legame mamma-bambino.

Anche se il bambino è ancora in braccio alla mamma, dopo 5 minuti è necessario valutare  il secondo indice di Apgar, con il quale si valutano gli stessi parametri di prima.

Trascorso qualche altro minuto, il bambino viene prelevato per essere lavato, pesato e visitato dal neonatologo, che controlla il respiro, sente il cuore, palpa la pancia, controlla naso, bocca, orecchie e genitali; infine si medica il cordone e il piccolo viene vestito. Nel frattempo la mamma resta sul lettino della sala parto per il secondamento e per la sutura di eventuali lacerazioni. 

Nelle 2 ore successive al parto la donna resta in osservazione in una stanza attigua alla sala parto. E il neonato? È probabile che a questo punto si sia già addormentato, per questo è meglio che anche la mamma si rilassi e il bimbo sia portato nel nido, dove può riposare nelle condizioni e alla temperatura ottimali e dove le puericultrici e il neonatologo possono effettuare periodicamente i controlli di battito e respiro.   

E se c’è stato il cesareo? La prassi non cambia molto. L’unica differenza è che difficilmente la mamma potrà attaccare suo figlio al seno appena nato, visto che ha una flebo a un braccio ed è molto più limitata nei movimenti; di solito lo si avvicina per il primo contatto visivo e un bacio e poi si completa l’intervento chirurgico, mentre il neonatologo effettua la visita.

Superata la fase dell’adattamento neonatale precoce, l’organismo del piccolo presenta alcune modificazioni fisiologiche, tra cui il calo fisiologico neonatale: è dovuto alla perdita di liquidi non compensato dall’apporto alimentare. Solitamente è inferiore al 10% e non richiede alcun provvedimento.

Se si verifica una perdita superiore al 10%, o più del 5% al giorno, è importante eseguire controlli specifici: controllo della diuresi e della concentrazione di sodio nel siero. Se il calo è tra il 7% e il 10% si integra l’allattamento al seno con latte artificiale e si controlla la diuresi.

Se il calo di peso è maggiore del 10% si controlla la diuresi con il peso del pannolino, si eseguono esami ematochimici (natremia e creatininemia) e si suggerisce un’integrazione alimentare con latte artificiale dopo la poppata al seno. In questo caso la dimissione può essere condizionata dall’esito dei controlli. Per compensare il calo fisiologico è importante un avvio precoce e idoneo dell’allattamento al seno.



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SocietÓ Italiana di Neonatologia

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