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Un semplice test rivela se sei a rischio diabete

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Pubblicato il: 25-08-2015

Sanihelp.it - «L’importanza del nostro studio è di avere fatto emergere una condizione di rischio per diabete tipo 2 in un gruppo di persone considerate a basso rischio di diabete tipo 2 secondo le attuali linee guida» spiega il professor Giorgio Testi, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia.

Secondo i risultati della ricerca eseguita da un team di ricercatori dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e dell’Università di Roma Tor Vergata infatti, coloro che presentano una glicemia basale nella norma (ovvero tra 60 e 110 mg/dl) ma valori di glicemia maggiori di 155 mg/dl un’ora dopo la somministrazione di una soluzione contenente 75 grammi di glucosio (test da carico orale di glucosio), sarebbero infatti esposti al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Nello specifico, la curva da carico di glucosio è un esame che viene solitamente eseguito nei soggetti (donne in gravidanza comprese) i cui valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 110 e 125 mg/dl, e che viene effettuato eseguendo un primo prelievo a digiuno (prelievo della glicemia basale) a cui segue la somministrazione di 75 grammi di glucosio in soluzione e quindi, a distanza di due ore, un secondo prelievo (nelle donne in gravidanza invece, a seguito della somministrazione di glucosio vengono eseguiti due prelievi, uno dopo 60 minuti ed uno dopo 120 minuti).

Come spiega il professor Testi infatti, «l’utilizzo a scopo diagnostico dei valori della glicemia, ad un’ora dall’assunzione di un carico orale standard di glucosio (75 grammi), è già consolidato per la diagnosi del ‘diabete gestazionale’, ovvero il diabete che può comparire durante una gravidanza e costituire una condizione di rischio sia per la gestante che per il feto».

Ma questo esame permetterebbe di individuare anche coloro i quali, nonostante una glicemia basale nella norma, presentano dei valori alterati di glucosio (ovvero maggiori di 155 mg/dl) un’ora dopo la somministrazione della soluzione zuccherina, una condizione che rimanda alla presenza di due aspetti patogenetici del diabete tipo 2, ovvero una riduzione della sensibilità insulinica e una ridotta funzione secretoria da parte delle beta cellule pancreatiche.

«Lo studio, appena pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, fa seguito ad una serie di altre nostre ricerche, che hanno dimostrato come questa condizione di elevata glicemia un’ora dopo carico standard di glucosio, sia associata ad un peggiore profilo di rischio cardio-vascolare» aggiunge il professor Sesti.

«L’aspetto nella pratica clinica più rilevante è che la misurazione della glicemia, un’ora dopo carico orale di glucosio (in aggiunta alle due misurazioni che abitualmente si eseguono ovvero la glicemia a digiuno e quella a 2 ore), consente di identificare persone a rischio di diabete tipo 2, che sarebbero altrimenti ignorate nel tempo e private di indicazioni utili a modificare lo stile di vita e a prevenire lo sviluppo della malattia – conclude il professor Sesti – Il tutto con un test ambulatoriale, comunemente eseguito e dai costi assai limitati».

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