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Terapia

L'immunoterapia e l'aumento della sopravvivenza

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Pubblicato il: 08-09-2015

Il 5% degli italiani vive con una diagnosi di tumore, sono oltre il doppio rispetto a 22 anni fa, in aumento costante. Il ruolo dell'immunoterapia nella sopravvivenza.

L'immunoterapia e l'aumento della sopravvivenza © Thinstock

Sanihelp.it - Sono quasi due milioni gli italiani che possono dire di aver sconfitto il cancro. Con il passare degli anni il cancro sta diventando sempre di più una malattia cronica con cui è possibile convivere a lungo o dalla quale si può guarire. Il 57% dei pazienti infatti ha ricevuto la diagnosi da oltre cinque anni; superati i cinque anni tecnicamente il paziente viene ritenuto guarito.

Nell’aumento della sopravvivenza gioca un ruolo importante anche l’immunoterapia che stimola il sistema immunitario a combattere il tumore.

Il professor Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro, spiega: «I passi in avanti della ricerca ci pongono di fronte a un radicale cambiamento della relazione con il paziente. L’immunoterapia permette di sbloccare il freno che le cellule tumorali pongono al nostro sistema immunitario. E per i pazienti è più facile capire che il tumore non viene curato da una molecola esterna ma grazie al sistema immunitario. Va però denunciata l’arretratezza in cui versa il nostro Paese: in Italia, infatti, la comunicazione non fa ancora parte della preparazione professionale degli oncologi. I dati della letteratura internazionale dimostrano che una comunicazione efficace aumenta la soddisfazione e l’adesione alle terapie del malato oncologico, aiuta a prevenirne il burn out, cioè il logorio psicofisico dei clinici e a ridurre le controversie medico legali. È una vera e propria risorsa per il sistema sanitario in grado di garantire risparmi nel lungo periodo: in questo modo inoltre l’assistenza costerà meno». 

Giunta al suo secondo anno di attività, dopo essersi occupata lo scorso anno di come i media affrontino il tema cancro, la Fondazione si dedica alle potenzialità offerte dalle nuove terapie e il loro impatto nel rapporto medico-paziente. «Uno dei punti dolenti dell’oncologia italiana – spiega il professor Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia all’Università di Torino - è la formazione dei futuri medici a una corretta comunicazione con il paziente. Nel nostro Paese, infatti, i giovani concludono il proprio iter tra Università e Specializzazione senza aver frequentato corsi, seminari o approfondimenti su questo aspetto che oggi riveste sempre più importanza. Un problema molto diffuso e sentito: secondo un sondaggio condotto in tre oncologie di riferimento, circa il 60% dei clinici ritiene la propria formazione universitaria su questo punto poco adeguata (e un ulteriore 10% per nulla adeguata). Solo il 30% degli oncologi ha avuto la possibilità di seguire corsi dedicati al tema e, di questi, solo la metà li ha effettivamente frequentati. In generale, in Italia il rapporto con il paziente è costruito più in base a caratteristiche personali e alla propria esperienza che non su competenze strutturate». 

Nel 2014 nel nostro Paese sono stati registrati 365.500 nuovi casi di tumore (circa 1000 al giorno), di cui 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. L’immunoterapia ha dimostrato per esempio ottimi risultati nel melanoma in fase avanzata che presentava percentuali di sopravvivenza di appena sei mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Oggi il 20% dei pazienti trattati con ipilimumab è vivo a dieci anni dalla diagnosi. E si stanno ottenendo ottimi risultati anche nel tumore del polmone metastatico dove per la prima volta è possibile parlare di pazienti vivi a tre anni.

«La comunicazione medico-paziente influisce sulla cosiddetta compliance. Un tempo si parlava di aderenza al farmaco, oggi, in modo più appropriato, l’attenzione è rivolta all’aderenza alla terapia perché la malattia, soprattutto nel caso dei tumori, raramente richiede soltanto un intervento farmacologico. Migliorare questo aspetto è un impegno nel quale tutti devono sentirsi coinvolti, dalle Istituzioni, ai clinici, alle associazioni dei pazienti, alle aziende farmaceutiche. E non va mai sottovalutato il ruolo della prevenzione, che consente di salvare milioni di vite con conseguenti importanti risparmi per il servizio sanitario nazionale», aggiunge il professor Sergio Pecorelli, presidente Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Fondazione "Insieme contro il cancro"

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