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Scuola e psicologia

Ansia da prestazione scolastica: esiste davvero?

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Pubblicato il: 29-09-2015

Gli esperti dicono sì. Ecco come riconoscerla e combatterla, a partire dai segnali d'allarme: mal di testa e di pancia, nausea, insonnia.

Ansia da prestazione scolastica: esiste davvero? © Thinstock

Sanihelp.it - Di stress da rientro non soffrono soltanto i grandi: anche i bambini possono accusare il peso psicologico e fisico del passaggio dai ritmi di vita vacanzieri a quelli di scuola. Una fase delicata per l’equilibrio mentale e fisico dei figli, tanto da poter parlare di ansia da prestazione scolastica.

«Esistono diversi tipi di ansia. C'è quella generata dalle aspettative familiari: si tratta di pressioni genitoriali spesso occulte, non dichiarate - spiega il professor Piero Barbanti, primario neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma e direttore del Centro per la diagnosi e terapia delle cefalee e del dolore della struttura romana - Esercitare pressioni per ottenere il massimo dai figli non è sempre un nobile intento perché può celare intenzioni di avere figli come sé o, al contrario come io avrei voluto essere. Esiste poi un’ansia da oggettive difficoltà: è il caso di ragazzi che si trovino in indirizzi di scuola scelti frettolosamente (magari per seguire amici) o in maniera non autonoma (scelte genitoriali).

Non va trascurata anche l’ansia di quei ragazzi che con la prestazione scolastica di eccellenza qualificano se stessi, magari avendo una autostima ridotta che cercano di compensare essendo sempre i più bravi. Infine, i calendari scolastici, il ritmo delle verifiche, l’introduzione della verifica scritta anche di materie un tempo tipicamente orali (come storia) possono rendere lo studente più ansioso».

Cosa succede nel cervello di un bambino nel passaggio dalla spensieratezza dell’estate ai rigidi orari del periodo scolastico? «In linea generale, il bambino soffre meno dell’adulto: ha un cervello estremamente plastico, meno soggetto a compartimenti stagni e più capace di adattarsi a nuove situazioni. In particolare, il bambino è più in grado di mantenere una quota di gioco e spensieratezza anche all’interno dei propri doveri, patendo meno il ritorno alla quotidianità. È importante però accompagnarlo in questo processo di riadattamento».

Oltre che emotivi, esistono disturbi anche fisici associati a questa condizione. Riguardano il sistema nervoso vegetativo, il Ministro degli interni del nostro cervello, la cui attività è molto dipendente dalle emozioni e può rendere inquieto l’apparato viscerale, generando mal di testa, mal di pancia, nausea, vomito, insonnia.

«Se si escludono problemi specifici come la cosiddetta fobia scolastica, l’ansia cresce con l’ordine degli studi - prosegue l'esperto - Alle elementari, può derivare da angosce di origine familiare trasportate in ambiente scolastico o da rapporti problematici con compagni. L’ansia per la scuola inizia a comparire quando il ragazzino, verso la pubertà, gestisce un’emancipazione progressiva dalla figura dei genitori assumendo in sé le responsabilità verso figure – quelle dei professori – meno materne rispetto alle maestre.

Verifiche e interrogazioni sono il primo banco di prova. In questa fase, l’ansia deriva più dal come devo fare le cose (da solo, nel compito in classe) rispetto alle difficoltà oggettive. Alle superiori il discorso cambia in quanto l’ansia può derivare dal cosa devo affrontare, cioè dalla difficoltà oggettiva della materia».

In genere i picchi di ansia riguardano settembre e aprile-maggio, per motivi diversi: nel primo caso il ritorno a scuola con la conseguente tensione e il dover assumere un ritmo di vita invernale (andare a letto presto, alzarsi presto), mentre nel secondo caso – prevalente nei più grandi – la tensione per il risultato finale.

Come affrontare le problematiche legate allo stress dei bambini? «Trattandoli come bambini e non come piccoli adulti - risponde il professore - Alimentandone la fantasia e il sogno, liberandoli dalla rigidità degli orari in cui sono spesso stritolati. Facilitando lo sport come gioco e non come competizione, privilegiando lo svago all’aria aperta anziché in tv».

Anche l'alimentazione può aiutare. Importante seguire la dieta mediterranea, fare sempre colazione, evitare bevande contenenti sostanze nervine (caffeina per esempio). Occhio agli eccessi di sostanze a base di cola (il cui contenuto di caffeina sfiora quello dell’espresso del bar) e divieto nei più grandi di energy drinks, non salutari in un cervello in formazione: lo sviluppo definitivo del sistema nervoso infatti si completa verso i 25 anni.



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