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La risposta di Brugada alla dichiarazione di Pappone

Guarire dalla sindrome di Brugada? «Una vana speranza»

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Pubblicato il: 29-09-2015

Sanihelp.it - Durante l’inaugurazione delle nuove sale dell’Elettrofisiologia presso l’IRCCS Policlinico San Donato, avvenuta la scorsa settimana, il dottor Carlo Pappone ha presentato i risultati di uno studio che dimostrerebbe come l’ablazione di una regione particolare del ventricolo destro permetta di guarire definitivamente dalla sindrome di Brugada, una patologia cardiaca genetica caratterizzata da un malfunzionamento dei canali ionici (cioè di una parte della membrana che riveste le cellule del cuore) e responsabile persino di morte cardiaca improvvisa.

A seguito di questo intervento, il dottor Pedro Brugada, primo ricercatore a svolgere approfondite indagini su questa malattia, si è sentito in dovere di rivolgere alcune critiche importanti circa le dichiarazioni rilasciate dal dottor Pappone, in una lettera aperta qui di seguito riportata.

«Avendo pubblicato la prima relazione sulla sindrome di Brugada insieme a mio fratello Josep, nel 1992, mi sento autorizzato a rivolgere alcune critiche importanti circa l'intervista rilasciata dal Dottor Pappone. Mi sento in dovere di farlo a causa delle aspettative sbagliate che questa intervista ha creato tra i miei pazienti, spinti dalla vana speranza di poter definitivamente guarire da questa malattia.

Per essere chiari fin dall'inizio, conosco il Dottor Pappone da tempo: è una delle menti più creative nel settore dei disturbi del ritmo del cuore (aritmie cardiache) e un potenziale modello da seguire per futuri cardiologi. Tuttavia, la commercializzazione della Medicina non deve sopraffare la realtà scientifica.

Il Dottor Pappone sta presentando una ‘nuova idea’ e un ‘nuovo’ trattamento curativo per la sindrome di Brugada che in realtà è già stata descritta dal collega Koonlawee Nademanee (che lavora presso l'Università della California) in una pubblicazione risalente a circa quattro anni fa. In realtà non c'è nulla di nuovo, Nademanee aveva già dimostrato tutto (Prevention of ventricular fibrillation episodes in Brugada syndrome by catheter ablation over the anterior right ventricular outflow tract epicardium).

Il punto principale al quale voglio arrivare non si riferisce al trattamento stesso (già peraltro dimostratosi efficace, come si può intuire leggendo l'articolo di Nademanee), ma a chi dovrebbe essere rivolto questo trattamento, e se questo può essere una valida alternativa all'impianto del defibrillatore (ICD).

Con migliaia di pazienti con sindrome di Brugada in tutto il mondo trattati con un ICD, nessuna pubblicazione ha messo in discussione il valore positivo dell'impianto di un defibrillatore per prevenire la morte cardiaca improvvisa. I pazienti con la sindrome in questione sono giovani (età media 40 anni) e possono avere una vita tranquilla, nonostante l'impianto di un ICD. In realtà, non sono poste limitazioni per quanto riguarda lo sport o altre attività, in quanto sono costantemente protetti dall'ICD.

Come tutti questi pazienti, il piccolo numero di individui (14) trattati dal Dottor Pappone e da mio fratello ha ricevuto comunque un ICD. Il trattamento ablativo descritto da Pappone ha come solo obiettivo quello di trattare quella porzione di pazienti affetti dalla Sindrome che subiscono ripetuti ‘shock’ terapeutici erogati dal defibrillatore per l'interruzione di aritmie ventricolari maligne. Pertanto l'ablazione può trattare in casi estremi queste aritmie ma di certo non guarisce una malattia genetica come la sindrome di Brugada. Il paziente dovrà comunque subire un impianto di ICD per proteggersi dalla morte improvvisa».

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Lettera del dottor Pedro Brugada

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