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Acne: antibiotici solo se prescritti, si rischia resistenza

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Pubblicato il: 07-10-2015

Sanihelp.it - L’acne colpisce quasi 9 adolescenti su 10 e dal 10 al 20% degli adulti, non risparmiando neppure i bambini piccoli. Sono quasi 4 milioni gli adolescenti colpiti. Tra coloro che decidono di trattare la malattia solo il 20% si reca da un dermatologo e un altro 10% consulta il medico di medicina generale o il pediatra, mentre quasi il 70% si affida al fai-da-te o al passaparola, sottovalutando il problema e aggravando il quadro clinico.

Da una ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Med risulta che, a prescindere dall’età in cui si presenta, l’acne ha importanti risvolti psicologici tra cui timidezza (71%), difficoltà nel farsi degli amici (24%) problemi a scuola (21%), difficoltà nel trovare un impiego (7%).

Secondo la stessa ricerca, condotta in America su un campione di oltre 2.000 malati, la riduzione della qualità della vita è simile a quella associata agli individui affetti da malattie considerate più gravi quali il diabete, l’artrite, l’asma e l’epilessia. Se non trattata l’acne può lasciare segni e cicatrici permanenti, ipopigmentazione o iperpigmentazione persistente, talvolta sfigurare le zone colpite.

Il dato più preoccupante è che oltre il 68% degli intervistati non si è mai recato dal medico. Nelle linee guida dell’American academy of dermatology pubblicate nel 2013 si legge che gli antibiotici devono essere impiegati con cautela e solo nelle forme più severe della patologia. I dati sull’antibiotico-resistenza sono infatti preoccupanti: più 40% in 20 anni e molti degli antibiotici incriminati sono proprio quelli per il trattamento dell’acne. L’antibiotico può essere utilizzato per il suo effetto antinfiammatorio, ma non tratta tutti i fattori patogenetici.

Va evitato l’utilizzo concomitante di antibiotici orali e topici, in particolar modo se chimicamente differenti e l’utilizzo di antibiotici per terapie prolungate. Per il Propionibacterium acnes, batterio responsabile dell’insorgenza di alcuni tipi di acne, la resistenza ai due antibiotici maggiormente impiegati per la cura di questa malattia, quali eritromicina e clindamicina, raggiunge il 50% dei malati in Italia.

Le linee guida raccomandano, per molte forme di acne, l’associazione di retinoide topico (come l’adapalene) e benzoile berossido come terapia di attacco e di mantenimento. L’associazione ha dimostrato di avere alti profili di sicurezza ed efficacia nella riduzione delle lesioni in uno studio pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology.

Un retinoide e benzoilperossido (2,5%) possono essere associati in un unico prodotto: si ottiene un effetto antimicrobico ma, non trattandosi di un antibiotico, non si favorisce lo sviluppo di antibiotico-resistenza, come confermato da un recente position paper a firma delle maggiori società scientifiche di dermatologia.



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