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La storia di Leonora Longhin, lasciata a casa perché malata

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Pubblicato il: 06-10-2015

Sanihelp.it - La storia è di quelle che non si vorrebbero mai raccontare, ma che val la pena di far conoscere poiché, certe cose, anche in una società fortemente orientata verso il profitto, non dovrebbero mai succedere: la cura della persona dovrebbe andare sempre al primo posto. È dello stesso avviso Leonora Longhin, ventisette igienista presso un'importante catena di dentisti low cost: tuttavia, dopo aver scoperto di essere ammalata di tumore, alla ragazza non è stato rinnovato il contratto perché, a detta dei vertici dell'azienda, per loro «rappresentava un costo». Così la donna di Vittorio Veneto ha deciso di affidare il suo sfogo amaro sui social network, suscitando una reazione di sdegno a livello nazionale.

Il problema sarebbe la sua incapacità di riuscire a lavorare in maniera performante durante i periodi di chemioterapia: trattamento fondamentale per la riduzione e la scomparsa delle neoplasie, che però fiacca di molto le energie di chi lo subisce. «Il direttore sanitario di Vittorio Veneto, una persona correttissima – ha affermato Leonora – ha avuto l'ingrato e infausto compito di comunicarmi la decisione. Il lavoro è dignità, io sarei in grado di lavorare quando mi sento bene. Voglio vivere e lavorare». Il calvario della ragazza è iniziato durante la scorsa primavera, quando ha scoperto di avere un nodulo al seno di grandi dimensioni, un carcinoma maligno aggressivo da asportare al più presto: il 15 maggio, Leonora si sottopone al primo intervento, seguito da una seconda operazione di asportazione parziale del seno il 30 giugno.

Nel frattempo l'azienda per cui lavora, trovata grazie ad un'agenzia interinale, le rinnova il contratto di tre mesi in tre mesi: dopo l'ultimo, con scadenza in data 30 settembre, non è stata data seguito alla sua collaborazione. Il motivo? Leonora è costretta a prendersi dieci giorni di malattia per ogni ciclo di chemioterapia a cui si sottopone. «Penso che guardare esclusivamente al profitto – afferma la ragazza – abbia ben poco a che fare con la civiltà di cui crediamo di far parte. È un ceffone alla voglia di vivere. Penso che un'azienda sia fatta dalle persone e non solo dai numeri. Io non volevo essere confermata perché malata o per compassione, ma perché in questi mesi ho fornito sempre il massimo della professionalità e dell'impegno». Leonora ha ricevuto manifestazioni di solidarietà da tutta Italia: al suo fianco si sono schierati anche gli inviati de «Le Iene», programma che della denuncia giornalistica ha fatto un cavallo di battaglia. Una dimostrazione d'affetto senz'altro gradita dalla ragazza in un periodo non facile: oltre alla malattia, il 5 ottobre ricorreva l'anniversario della morte del fratello di Leonora, deceduto otto anni fa a soli 26 anni per un linfoma non-Hodgkin. 



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La Tribuna di Treviso

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