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Emicrania, un male da morire: 1 malato su 9 medita suicidio

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Pubblicato il: 22-10-2015

Sanihelp.it - Ci sono patologie che causano dolori talmente intensi da far desiderare chi ne è affetto di non voler più vivere: un male da morire, così forte da non essere un semplice modo di dire ma un’insostenibile condizione psicofisica, tra l’altro scientificamente provata.

Chi soffre di emicrania, per esempio, è a forte rischio suicidio: è la sconcertante evidenza emersa recentemente da uno studio pubblicato sulla rivista Neurology, organo dell’American Academy of Neurology.

Secondo gli studiosi di Taiwan, la tendenza al suicidio sarebbe molto più elevata nei soggetti emicranici: ben 1 soggetto su 9, equivalente all’11% degli emicranici cronici, ha infatti tentato almeno una volta il suicidio nella propria vita.

Tale inclinazione appare ancora più preoccupante negli individui colpiti, oltre che da mal di testa, anche dalla fibromialgia, una condizione caratterizzata da dolori muscoloscheletrici diffusi, insonnia e depressione, la cui concomitanza con percentuale che balza al 17.6% (cioè 1 su 6).

Terza malattia più diffusa del genere umano, l’emicrania è una malattia  invalidante al punto tale che nei casi più disperati può causare istinti suicidi. Le cause vanno identificate nella presenza in questi soggetti di elevato stress, depressione, pessima qualità del sonno e disabilità sociale e lavorativa. Ma anche nel fatto che si tratta di malattie che non si vedono e quindi spesso non sono capite o credute.

Cosa consigliare allora ai malati cronici più esasperati? Il consiglio degli esperti è di rivolgersi a un medico con competenza specifica perché le cure esistono. Per esempio l’uso nella prevenzione dell’emicrania di anticorpi monoclonali anti-CGRP, anticorpi intelligenti che bloccano una sostanza – CGRP – cruciale per la malattia. Una sorta di vaccino contro il dolore. I dati sembrano promettenti.

Il San Raffaele Pisana sarà uno dei primi centri al mondo a iniziare nel prossimo febbraio una sperimentazione clinica con tali anticorpi che sulla base dei dati preliminari appaiono efficaci, sicuri, tollerati e semplici da usare (una iniezione sottocutanea al mese per alcuni mesi). Il secondo passo spetta alle istituzioni: il dolore, come stabilito dalle legge 38, deve essere riconosciuto, studiato e sempre curato. 



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