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Joy Milne, la donna che riconosce il Parkinson dall'odore

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Pubblicato il: 23-10-2015

Sanihelp.itOgni supereroe che si rispetti ha almeno un superpotere che lo caratterizza. Wolverine e Hulk presentano la capacità di auto-rigenerarsi e guarire da qualsiasi tipo di ferita; la Donna Ragno riesce ad emettere feromoni che possono attirare il nemico in trappola; Superman è in grado di volare; Spiderman di creare ragnatele e di utilizzare i suoi riflessi sovrumani; Flash di scattare più veloce della luce; Catwoman di vedere anche al buio. Si potrebbe continuare all'infinito: ognuno, chi più chi meno, può trovare il proprio personaggio preferito in questo universo, quello magari a cui ha maggiormente invidiato le capacità. Ma questi individui, purtroppo, non sono reali: tuttavia, esistono persone reali con poteri assolutamente speciali, che possono tornare utilissimi all'umanità esattamente come quelli dei supereroi che siamo abituati ad ammirare nei film e nei fumetti.

È il caso di Joy Milne, donna di Perth, che è stata in grado di prevedere che il marito, Les, soffrisse di una patologia semplicemente grazie al suo olfatto. La scozzese ha infatti avvertito che il coniuge, anestesista, da qualche tempo aveva un odore diverso, ben prima che allo stesso venisse diagnosticato una terribile malattia a soli 45 anni: il morbo di Parkinson, condizione neurodegenerativa che si manifesta attraverso difficoltà motorie a causa della morte delle cellule che sintetizzano la dopamina. Sfortunatamente, dopo una lotta durata vent'anni, Les si è dovuto arrendere: ma oggi l'incredibile potere di Joy potrebbe aprire la strada ad una nuova strategia per diagnosticare tale malattia ancora prima che si presenti i sintomi tipici degli stadi iniziali, di modo da poter intervenire tempestivamente e allungare di molto l'aspettativa di vita dei pazienti, nonché migliorarne la qualità, sebbene ancora oggi non esista una cura definitiva.

La donna avrebbe infatti cominciato ad avvertire questo cambiamento nell'odore della pelle del marito già sei anni prima che al coniuge fosse data la tremenda sentenza: sebbene difficile da descrivere, Joy ha spiegato come fosse simile a quello del muschio. Tuttavia, è stato solo dopo aver preso parte agli incontri dell'organizzazione Parkinson's UK che è riuscita a collegare questo effluvio a quello della malattia. La scozzese ha così deciso di condividere questa scoperta con alcuni scienziati ed esperti, che si sono da subito dimostrati molto interessati a questo aspetto. La Edinburgh University ha così deciso di testarne le capacità, ottenendo un riscontro stupefacente: posta di fronte a sei pazienti con Parkinson e sei persone sane, è riuscita a distinguere la presenza o meno della malattia semplicemente annusandone le t-shirt in 11 casi su 12. Un errore? Assolutamente no: il dodicesimo faceva effettivamente parte del gruppo di controllo, quello degli individui sani, ma dopo sei mesi anche a lui è stata diagnosticata la malattia. Dunque, Joy sapeva che questo paziente avrebbe sofferto della condizione prima dei medici che l'hanno sottoposta alla sperimentazione. I ricercatori continueranno ad indagare questo «superpotere», per poter sviluppare un test diagnostico accurato che possa restituire ulteriori speranze a chi soffre di questa tremenda malattia. 

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Edinburgh University, Parkinson's UK

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