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Sentiamo spesso parlare di effetto placebo ma funziona davvero?

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Pubblicato il: 06-02-2002

Anche una “pillola a base di zucchero” può funzionare quanto un vero farmaco: è l'effetto placebo che, secondo un recente studio americano, avrebbe un meccanismo ben definito

Sanihelp.it - Il termine placebo, in latino «io piacerò», è utilizzato in campo medico per indicare un farmaco o una sostanza che, pur non essendo dotata di proprietà curative specifiche, viene prescritta dal medico per compiacere il desiderio dei paziente di ricevere una terapia talvolta non necessaria.

I primi studi approfonditi sull’argomento sono stati condotti verso la metà del novecento. L’efficacia del placebo è stata valutata in moltissimi campi della medicina spaziando dal trattamento della tosse, alla cefalea, ai tumori, al diabete e alle malattie neurologice tipo la malattia di Parkinson. L’ambito maggiormente studiato è tuttavia quello della terapia del dolore; numerosi esperimenti partiti negli anni 50, e tuttora in corso, continuano a dimostrare che, in una discreta percentuale di casi, il placebo ha dimostrato un effetto analgesico simile alla potentissima morfina.

Ma come è possibile che una «pillola finta», ovvero un farmaco privo del cosiddetto «principio attivo», riesca a produrre un reale miglioramento dei sintomi?

Un recente studio americano sulla
depressione condotto dai ricercatori della University of California a Los Angeles ha tentato di rispondere al quesito. I ricercatori sono infatti riusciti a dimostrare che la sola convinzione di assumere un farmaco antidepressivo è in grado di produrre modificazioni significative nella corteccia cerebrale. Sono state studiate 51 persone affette da depressione dividendoli in due gruppi omogenei. Ai soggetti del primo gruppo è stata somministrata una terapia a base di fluoxetina, un noto antidepressivo, mentre i soggetti dell’altro gruppo sono stati posti in terapia con una pillola identica nell’aspetto ma contenente zucchero invece del principio attivo. I risultati hanno evidenziato un miglioramento significativo dei sintomi nel 52% dei malati che avevano preso il farmaco vero, ma ben il 38% di coloro che assumevano il placebo hanno reagito in modo altrettanto positivo. In effetti utilizzando la QEEG, l’elettroencefalografia quantitativa, si è rilevato che sia il farmaco sia il placebo hanno modificato l’attività elettrica della corteccia pre-frontale, l’area del cervello coinvolta nella regolazione degli aspetti «motivazionali» e del tono dell’umore. Anche se il risultato finale sembra identico, è differente il meccanismo d’azione; infatti la fluoxetina agirebbe sopprimendo l’attività prefrontale mentre il placebo la stimolerebbe.

Dopo otto settimane di trattamento i ricercatori hanno svelato ai pazienti la vera composizione delle pillole da loro assunte e si è assistito ad un fatto curioso: la maggior parte dei soggetti che hanno scoperto di prendere la pillola contenete lo zucchero, hanno accusato un improvviso peggioramento della malattia.

Come potete immaginare chiarire i meccanismi precisi alla base di queste osservazioni non è impresa facile ma sono continuamente varate nuove ricerche per valutare come la nostra psiche è in grado di intervenire sulla cura di molte malattie e il tutto senza apparenti………effetti collaterali.


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Redazione Sanihelp.it

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